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L’infettivologo Bassetti: “In Italia non è morto nessuno di coronavirus, basta bollettini di guerra”

Il primario del San Martino insiste con la linea anti allarmismo: "Ci stiamo facendo del male da soli, non si può fermare un paese"

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Genova. “Dobbiamo essere tranquillizzanti, come sono stato fin dall’inizio. Il coronavirus è più simile all’influenza che alla pesta bubbonica”. Nervi saldi e mente lucida, Matteo Bassetti ripete la stessa cosa da giorni. E lo fa a costo di contraddire molti suoi colleghi che utilizzano ben altri toni. Dall’ospedale San Martino, dove dirige la clinica di malattie infettive (carica che affianca a quella di presidente della Società italiana di terapia anti-infettiva), ha risposto in diretta alle domande dei nostri lettori.

In Liguria ci sono casi confermati, dobbiamo preoccuparci? Non c’è un’emergenza in Liguria, ci sono tanti casi semplicemente perché li siamo andati a cercare. Questa è una malattia difficile dal punto di vista epidemiologico ma dal punto di vista clinico il trend è tranquillo, anche a livello italiano. Sono cristianamente vicino alle famiglie dei morti, ma lasciatemi dire che in Italia non c’è neanche un paziente morto per il coronavirus. Quando uno entra in ospedale per un infarto e muore col coronavirus non è morto per il coronavirus, è morto per l’infarto. Se uno viene trovato a casa morto, come è successo nel lodigiano, e gli viene fatto il tampone post mortem, come fai a dire che è morto per il coronavirus? Stiamo attenti a questo bollettino di guerra che sembra quasi giustificare un certo atteggiamento. Ad oggi in Italia veramente morto per il coronavirus non c’è nessuno. È una bruttissima forma virale ma molto più vicina all’influenza che alla Sars o all’influenza dei cammelli. La maggioranza dei casi sono a casa loro tranquilli, come succede nella maggior parte dei pazienti con influenza.

Quali precauzioni bisogna prendere? Non bisogna fare nulla. Certo, non serve mettersi le mascherine L’attenzione è talmente alta che non bisogna fare niente, bisogna sì lavarsi le mani, ma quelle sono misure semplici che dovrebbero essere sempre seguite.

E gli immunodepressi? Le persone fragili come gli anziani? Anche loro devono stare tranquilli. In questo momento il virus è controllato in alcuni focolai. Gli anziani facciano la loro vita normale e quando è il momento si vaccinino contro l’influenza e le altre malattie trasmissibili.

È meglio annullare i viaggi? Se uno li ha programmati li deve fare, cerchiamo di non fermare un paese, ci stiamo facendo del male da soli. L’altro ieri sono andato a Roma, ieri ero a Milano, dov’è il problema? Dobbiamo tornare per quanto possibile alla normalità.

Perché lei è l’unico che dice queste cose? Stanno venendo quasi tutti nel mio canto, hanno fatto retromarcia, da Ricciardi a tutti gli altri. Nel 90% dei casi la malattia non è grave. Non mi sono inventato niente: i numeri della Cina, il cui sistema è andato completamente al collasso, ci dicono che c’era una mortalità del 2%. La polmonite normale che trattiamo in ospedale ha una mortalità del 4-5%, due volte quella del coronavirus. Non dovete assolutamente avere paura.

Il sistema sanitario rischia di andare in tilt se si diffonderà il contagio? Il sistema può andare in tilt se le persone vanno in tilt, se non stanno a sentire ciò che il governatore e Alisa dicono ogni giorno, cioè telefonare al 112, non recarsi al pronto soccorso. Queste sono regole di educazione civica che valgono anche per gli altri.