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Coronavirus, la Regione chiede di censire i turisti: “Serve una catena più rapida di segnalazioni”

E' possibile impedire a un pensionato lombardo o veneto di fare le vacanze in Liguria? No, ma si può tentare di tracciare la sua storia per fare prevenzione in maniera più efficace

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Genova. Ce lo siamo chiesto tutti: ma è possibile che queste persone siano arrivate in Liguria, negli alberghi e nelle seconde case della riviera, senza alcun controllo, senza avere avvertito prima le autorità, nonostante fossero consapevoli di essere stati a contatto con persone malate e provenienti da zone a rischio? E’ a questo vulnus, che ha favorito la formazione di un vero e proprio cluster di contagio nel savonese, e che avrebbe potuto far saltare l’equilibrio della prevenzione in altre località della Liguria, che la Regione Liguria e la task force di Alisa hanno intenzione di trovare un rimedio.

A partire da una sorta di mappatura dei turisti di alberghi, bed and breakfast e seconde case attraverso la segnalazione della loro “storia” da parte degli operatori stessi del turismo, “per avere una catena più rapida di segnalazioni”. La richiesta è stata già inviata nei giorni scorsi ai prefetti della Liguria ma evidentemente senza esito visto che la situazione dell’albergo di Laigueglia (dove una donna di 90 anni è morta e successivamente al decesso si è scoperto che era positiva al Coronavirus, facendo scattare la quarantena) e quella della 68enne piacentina a Rapallo, sono avvenute dopo.

E’ possibile impedire a queste persone, in arrivo da Lombardia, Veneto, Piemonte, magari Emilia Romagna, di passare una vacanza in Liguria? No, non è possibile, almeno se non vengono dalle cosiddette “zone rosse”, chiuse. Così come non sarebbe possibile, per chi da Genova voglia andare in Francia, in Toscana o altrove, pensare di farlo. Però è possibile tracciare al massimo la loro recente esistenza in modo da prendere precauzioni preventive e, in caso di contagio, ricostruire contatti e spostamenti. Il presidente della Regione Toti mette le mani avanti: “Non sarà facili, ci sono molti cavilli legati alla privacy e le banche dati sono gestiti a livello nazionale”. Non solo. Non è facile ricostruire la città di provenienza se un turista si registra con carta d’identità.

E l’autodenuncia? Sì, dovrebbero essere questi stessi cittadini ad autodenunciarsi. Così come avrebbe dovuto fare la turista di Rapallo. Ma evidentemente il senso di responsabilità non è di tutti e qualcuno pensa che, sentendosi bene, non sia il caso di trascorrere quindici giorni in isolamento. Mai errore più grave, in tempi di epidemia. Qualcuno si domanda se non sia il caso di rendere evidente che chi non si autodenuncia incorre in un guaio di rilevanza penale.

Sono 21 i casi totali di contagio in Liguria. Un numero sostanzialmente invariato ora che tutti gli ospiti dell’hotel Bel Sit di Alassio sono stati inviati nelle loro regioni di provenienza. Dei tre nuovi casi rispetto alla giornata precedenti, uno è quello della turista di Rapallo, l’altro è di un contatto di quest’ultima, il terzo è un contagio avvenuto nel savonese. Le persone sotto sorveglianza attiva in Liguria sono attualmente 373.