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Coronavirus, l’infettivologo: “Non credo all’origine artificiale, ora accelerare sul vaccino”

Parla il primario della Asl 2 savonese impegnato in prima linea nell'affrontare l'emergenza sanitaria

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Savona. “Al momento i dati scientifici sono ancora sommari, tuttavia dalla mia esperienza posso dire che il coronavirus può avere sicuramente una origine naturale e non artificiale. Lo dimostrano i casi avvenuti in passato e nella storia delle malattie infettive che hanno caratterizzato l’umanità”.

Parole del direttore della Struttura Complessa di Malattie Infettive Asl 2 Marco Anselmo, noto infettivologo e primario dell’ospedale San Paolo di Savona, che vuole chiarire sulla genesi del virus, sulla sua diffusione e sulle modalità di cura e terapia in corso sui malati e contagiati.

“Ho vissuto l’esperienza della SARS-CoV, ma allora il mondo era meno globale e la mobilità dei cinesi assai ridotta rispetto ai giorni nostri. La Cina e i paesi asiatici hanno potenziali di diffusione legati a numerosi luoghi sovraffollati, gli assembramenti di persone sono molto frequenti e parliamo di un territorio che presenta un numero consistente di allevamenti di animali, a vario livello. Credo che sia stato un caso tradizionale di trasmissione dall’animale all’uomo, anche se è ancora presto per sbilanciarsi in conclusioni scientifiche esatte” aggiunge.

E veniamo alle terapie adottate: “Ci sono farmaci in via di sperimentazione, antivirali e biologici. Ad ora stiamo procedendo con il protocollo stabilito, dettato anche dall’esperienza cinese, ovvero un mix di antivirali e antibiotici. In aggiunta esiste anche un farmaco antivirale utilizzato per il contagio del virus Ebola e che è stato approvato dalle autorità sanitarie anche per la cura del Covid-19. Infine è in corso di valutazione un farmaco biologico, un antinfiammatorio ad hoc per la malattia infettiva” spiega ancora il dottor Anselmo.

“Questo virus ha una contagiosità relativamente bassa, il suo indice è pari al 2.5 (il morbillo per esempio è pari al 10), almeno stando ai dati attuali. Tuttavia si tratta di una forma virale ancora giovane e poco conosciuta, per questo il quadro scientifico è in continua evoluzione”.

Un vaccino? “Indubbiamente la ricerca deve procedere celermente, difficile nel brevissimo periodo immaginare un vaccino testato, autorizzato e che sia efficace. Per questo, oltre al fondamentale e decisivo lavoro nei laboratori, è opportuno operare parallelamente sull’ambito terapico e di cura (un protocollo standard e definito), con la speranza che una vaccinazione possa arrivare prima possibile” conclude il primario Asl 2.