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Coronavirus, in Valle Scrivia nella fabbrica di Amuchina: “Aumentata produzione, noi estranei ai rincari” fotogallery

17.000 mq, 40 dipendenti: a Casella la Angelini Pharma ha azzerato l'impegno sui saponi e si dedica solo a sfornare il gel più anelato dagli italiani

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Genova. Stanno lavorando per voi. E condannano in modo deciso qualsiasi rincaro. Anche perché, loro, da quegli esorbitanti prezzi al commercio, non guadagnano niente. Siamo nella sede ligure di Angelini Pharma, un gruppo da 850 milioni di euro di fatturato e che – anche dallo stabilimento di Casella, Valle Scrivia – produce 8 milioni di flaconi di Amuchina, il gel igienizzante diventato icona dell’emergenza Coronavirus.

Nello stabilimento di Casella, 17 mila metri quadri proprio accanto alla strategica provinciale 226, lavorano quasi 40 dipendenti. Si producono 6 milioni di litri di Amuchina l’anno che vengono inviati ad Ancona, altro headquarter, da dove poi il prodotto viene distribuito in tutta Italia (per questo sul retro della confezione leggerete Ancona e non Casella).

Angelini Pharma ha registrato nelle ultime settimane un aumento dell’esigenza di igiene da parte di molte persone in correlazione con il diffondersi delle notizie sul virus. “In particolare, è aumentata l’attenzione dedicata all’igiene delle mani e delle superfici – spiegano dall’azienda – la percezione dell’emergenza del diffondersi del virus ha portato quindi a un incremento della richiesta di Amuchina, che siamo impegnati a a soddisfare sia aumentando la capacità produttiva sia riorganizzando le attività industriali al fine di dedicarci prevalentemente alla produzione di disinfettanti”.

In particolare Angelini Pharma ha focalizzato la fabbrica di Casella sulla produzione di disinfettanti esternalizzando i detergenti.

Ai nostri canali diretti di tutti i prodotti a marchio Amuchina il prezzo è rimasto invariato e non ha subito alcuna variazione rispetto al periodo pre-epidemia da Coronavirus”, dicono da Angelini. L’azienda è “totalmente estranea ad alcuni ingiustificati rincari rilevati dai consumatori e segnalati anche dai media, verso i quali esprime una ferma condanna confermando di adoperarsi costantemente per assicurare che il prodotto raggiunga esclusivamente fornitori qualificati”.

In passato è già accaduto che durante altre epidemie come la Sars negli anni 2000, o l’epidemia di colera in sud Italia negli anni Ottanta, la maggiore attenzione dei cittadini si sia tradotta in una maggiore richiesta di igiene.

Intanto sugli ingiustificati aumenti di prezzo è stata aperta un’inchiesta dalla Procura di Milano. Molte farmacie ed erboristeria si sono date da fare per mettere in produzione e commercio prodotti igienizzanti e preparati galenici alternativi al brand industriale andato letteralmente a ruba.