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Cronaca

Genova e il Risorgimento: due chiacchiere con la storia

Genova. Finalmente ci siamo, 17 Marzo, 150 anni della nostra Italia unita. Date e concetti appresi, forse in maniera confusa e frammentata, sui banchi di scuola. Mezzi di comunicazione che in questi ultimi mesi hanno insistito quasi quotidianamente, chiedendosi e chiedendoci se fosse il caso di festeggiare questo giorno, che per alcuni significa tanto; per altri, invece, ha lo stesso effetto di una foto del passato: le si da un’occhiata fugace, si sospira pensando ai tempi andati e la si ripone in una scatola, riportando la mente alla lista della spesa, problema più immediato da affrontare.

Allora, per fare in modo che tali immagini non vengano inesorabilmente coperte da una spessa coltre di polvere, dobbiamo immergerci nella realtà che viviamo ogni giorno, connettendola con il passato remoto da cui deriva.
Genova, spesso definita “città del Risorgimento”, ci aiuta in questa impresa. Basta visitare il Museo del Risorgimento-Istituto Mazziniano per immergersi nella storia del Bel Paese, che, dalla nostra città, ha tratto protagonisti e imprese indispensabili al processo che ha portato alla proclamazione del Regno d’Italia.

Dal Balilla, patriota settecentesco che sembra abbia dato inizio alla rivolta contro l’occupazione austriaca; alla processione verso il Santuario di Oregina, nel 1847, quando per la prima volta sventolò il Tricolore; attraverso le idee e le gesta mazziniane, di vocazione democratica e unitaria; seguite dalla figura di Garibaldi, che riuscì non solo nell’impresa dei Mille, ma anche a far convivere le posizioni, spesso contrastanti, di coloro che si batterono per l’Unita d’Italia.

Un fondamentale contributo alla comprensione dei processi risorgimentali ci viene da Antonio Gibelli, professore ordinario di storia presso l’ateneo genovese e storico di fama. È stato proprio lui a tenere la lectio magistralis a Palazzo Ducale, il 15 marzo, per la Commemorazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, che ha visto, in seduta congiunta, Regione, Provincia e Comune.

Gli abbiamo fatto qualche domanda, chiedendogli innanzitutto come si potesse sintetizzare il ruolo di Genova nel processo di unificazione”

“Genova può essere definita come il crocevia del Risorgimento”, ci ha detto “è un crocevia anche fisicamente, considerato da dove nasce l’impresa garibaldina. E’ la città che maggiormente ha coltivato le idee democratiche e repubblicane del progetto risorgimentale, grazie anche alla sua tradizione di spiccata tendenza autonomistica e di ostilità verso i Savoia”.

E’ inevitabile, dopo una simile introduzione, spendere due parole sui nomi che legano il loro destino alla nostra città e al Risorgimento, partendo da Giovanni Battista Perasso, detto il Balilla, passando per Bixio e finendo con Mazzini e Garibaldi.

“Quella del Balilla è a tutti gli effetti una tradizione inventata, che però simboleggia il desiderio d’indipendenza e i vantaggi che si sperava sarebbero giunti dall’unità d’Italia. Bixio non ha una fama del tutto positiva, in quanto autoritario nella sua ferrea disciplina militare. Poi Mazzini e Garibaldi, beh, rappresentano le due varianti dell’ideale repubblicano: il primo, intransigente nei suoi principi; il secondo, uomo d’azione, anche propenso alla transazione, se necessaria. Ma comunque due personalità di grande rilievo internazionale, spesso dimenticato o non conosciuto: Garibaldi fu accolto, nella sua visita a Londra del 1864, da una folla acclamante”.

Ma se questi sono gli uomini, quali sono i luoghi della città più legati al Risorgimento? Gibelli, nella sua risposta, spiazza, evidenziando come il processo di unificazione si sia dilatato nei decenni (e forse non si è ancora concluso).

“Sceglierei una sorta di “Secondo Quarto”, non tanto il luogo della partenza dei Mille, bensì il luogo dove sono avvenute le celebrazioni nel 1915 proprio in memoria di quella spedizione. Nel pieno della campagna interventista durante la Prima guerra mondiale, le tradizioni garibaldine furono piegate a tendenze nazionaliste. Un percorso nei luoghi del Risorgimento genovese dovrebbe cominciare da lì e finire con la visita al Monumento ai Caduti di Piazza della Vittoria, rappresentazione dell’ecatombe della Grande Guerra, connessa inevitabilmente ai fatti risorgimentali”.

Dopo questa passeggiata tra personaggi e luoghi risorgimentali genovesi, la chiacchierata con Gibelli si è conclusa con una battuta sulle polemiche emerse dopo la lectio magistralis. Gibelli ha minimizzato con ironia: “Qualcuno ha pensato che, visti i miei severi giudizi sulla storia d’Italia degli anni recenti, non sarei stato imparziale nel giudicarne gli ultimi centocinquanta…”.

Genova, in tutto questo risorgimento politico, culturale e sociale c’era. E’ proprio questo il significato della storia: ricordare. E continuare a farlo.