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Dramma

Da candidata sindaca di Genova a disoccupata, la storia di Cinzia Ronzitti: “Non ho più niente”

Ex commessa di Rinascente e delegata Cgil, la sua testimonianza: "Voglio essere portavoce di questa tragedia"

Genova. Da candidata sindaca del Comune di Genova a testimonial del dramma della disoccupazione in era Covid. È la storia di Cinzia Ronzitti, 58 anni, ex commessa di Rinascente chiusa a novembre del 2018. Oggi, dopo essere stata delegata della Cgil ed esponente del Partito Comunista dei Lavoratori, ha scelto di metterci la faccia per raccontare un’esperienza simile a quella di tanti altri disoccupati che la Camera del lavoro di Genova punta a riunire nel nuovo coordinamento appena lanciato.

“Sono precipitata insieme a tutti i miei colleghi in quell’angolo buio che si chiama disoccupazione – racconta -. Dopo la chiusura di Rinascente abbiamo avuto per due anni gli ammortizzatori sociali che ci hanno aiutato a sopravvivere, ma poi il sostegno di disoccupazione finisce e a quel punto non hai più niente. Per molti che hanno anche un coniuge disoccupato, come me, la tragedia è diventata doppia, tripla per chi ha figli”.

Di 55 lavoratori solo cinque sono riusciti a trovare subito una ricollocazione, gli altri sono diventati percettori di Naspi e alcuni di loro non sono mai più rientrati nel mercato del lavoro. Cinzia Ronzitti vive arrangiandosi come può, grazie soprattutto al sostegno di parenti e amici: “Oggi non prendo un euro, nessun sostegno, nessuna entrata. Pur avendo inviato centinaia di curriculum nessuno mi ha risposto. Sono in una fascia d’età non più appetibile per il mondo del lavoro. Noi meno giovani ci accontenteremmo dei lavori socialmente utili, basterebbe volerlo per ricollocare tante persone”.

Chi si rivolge allo sportello della Cgil spesso è nella sua fascia anagrafica, 45-60 anni. “Finire disoccupati a quest’età è la fine – prosegue Ronzitti -. Significa non vedere un futuro. Siamo troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per lavorare. Lo Stato mi deve dire a cosa serviamo, per cosa stiamo al mondo. Ci fanno diventare il nulla, più di quanto già non siamo. Pensare di trovare un lavoro e portarlo via a un padre di famiglia mi spiacerebbe. Mi sentirei in colpa perché io dovrei essere già in pensione e i nostri giovani entrare nel mondo del lavoro”.

Così, dopo aver provato a sbarcare in politica quando ancora il lavoro non sembrava a rischio, ora la sua è una missione sociale: “La nostra città è soffocata dalla disoccupazione. È una tragedia che colpisce nel fisico e nella mente. Mi sta a cuore essere portavoce di questo dramma. In uno Stato civile il lavoro dovrebbe essere un diritto di tutti, invece vedo uno Stato che non ascolta e che magari reprime quando si prova a esprimere un dissenso per la tragedia che si sta vivendo. Nessuno ci sta ascoltando, né a livello locale né a livello nazionale”.

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