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Crisi

A Genova persi 4.600 posti di lavoro in un anno, la Cgil chiama a raccolta tutti i disoccupati

Tasso di disoccupazione al 12,7% nell'ultimo trimestre 2020, alla Camera del lavoro di Genova nasce un nuovo coordinamento

Genova. Nell’area metropolitana di Genova nell’ultimo trimestre del 2020 il tasso di disoccupazione era al 12,7% per la popolazione femminile e al 7,7% per quella maschile: la metà di queste persone sono prive di impiego da più di 12 mesi, quindi spesso senza alcun diritto ad alcuna forma di sostegno al reddito.

Sono i dati presentati dalla Cgil che oggi, alla vigilia del 1° maggio, ha presentato il nuovo Coordinamento disoccupati con l’obiettivo di offrire un sostegno a chi non ha un lavoro a partire da un bacino di 4mila persone che negli ultimi quattro anni si sono rivolte al servizio di orientamento al lavoro. Per aderire basterà chiamare la Cgil e non sarà necessario iscriversi o pagare nulla.

Genova e provincia perdono altri 4.656 occupati (-1,39%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente facendo attestare gli occupati a 335mila di cui 184mila uomini e 151mila donne. In calo l’occupazione di quasi tutte le fasce d’età in particolare nei giovani: l’occupazione giovanile (15-24 anni) rappresenta solo il 3,4% del totale.

A Genova la disoccupazione giovanile è da molto tempo superiore alla media italiana passando in otto anni dal 21% al 36%. Ciò contribuisce a rendere la nostra regione quella con gli indicatori di povertà e di esclusione sociale più alti tra le regioni del Nord Italia. Il 30% dei disoccupati risultano inattivi quindi non più alla ricerca di lavoro, scoraggiati dalla mancanza di offerte anche formative.

“Le persone disoccupate o inoccupate sono sempre più numerose e con sempre maggiore frequenza cercano nella Camera del lavoro un punto di riferimento, rappresentanza, orientamento, accesso ai servizi e aiuto – spiega Igor Magni, segretario generale della Cgil Liguria – abbiamo quindi deciso di costituire il Coordinamento disoccupati Cgil con due obiettivi principali: il primo di migliorare il nostro intervento a sostegno dei bisogni individuali, ma soprattutto, aprire tavoli sindacali di contrattazione con le istituzioni a partire dal Comune di Genova”.

“In questi primi mesi dell’anno il servizio orientamento al lavoro (Sol) della Cgil di Genova ha accolto, direttamente o in videoconferenza circa 300 persone, al 95% disoccupate di lungo corso – spiegano Emanuela Traverso e Alfredo Pongiglione, operatori dello sportello – da questo flusso ininterrotto di richieste di aiuto è nata l’idea di strutturare al meglio l’attività rivendicativa del sindacato”.

I dati del resto parlano chiaro: “Nel corso di questi anni – spiegano ancora Traverso e Pongiglione – il Sol ha ricevuto oltre 4mila utenti, di cui il 95% aveva la necessità di essere aiutato nella ricerca di occupazione. Sono persone perlopiù tra i 45-60 anni, a bassa scolarizzazione, oltre il 50% di loro sono immigrati di seconda o terza generazione. Alcune persone addirittura vengono a chiedere come possono farsi licenziare perché la cassa integrazione è così bassa e arriva talmente in ritardo che sarebbe meglio prendere la Naspi”.

Sono molte le proposte sindacali tra cui la richiesta di un miglior utilizzo delle risorse pubbliche che per la Cgil devono finanziare progetti che portino realmente alla persona che vi accede una possibilità lavorativa. “Negli ultimi anni – spiega il sindacato – sono stati finanziati diversi progetti per incrementare l’auto imprenditorialità (femminile, giovanile ecc), ma pochi finalizzati a coprire i reali fabbisogni occupazionali. E poi le politiche formative quasi sempre vincolate a requisiti altamente limitanti per la maggioranza dei disoccupati di lunga durata (es. età massima richiesta 29 anni, titolo di studio minimo diploma)”.

Questi vincoli per l’accesso alla formazione non tengono evidentemente in considerazione la composizione della disoccupazione locale. E poi ci possono essere interventi mirati come la gratuità del trasporto pubblico locale ai disoccupati senza sostegno al reddito che spesso a causa delle difficoltà economiche vivono in quartieri periferici.

“Al momento, chi vive in stato di disoccupazione non ha diritto, anche con Isee pari allo zero, alla richiesta di abbonamento agevolato – ricordano dal Sol – a meno che non si abbia nello stesso momento un altro requisito (essere percettore di Naspi, essere seguito dai servizi sociali, avere un’invalidità, essere lavoratore a basso reddito, avere un’età inferiore ai 26 anni, essere pensionato)”.

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