Analisi

Riforma dei municipi, Palomba e Curtaz (Linea Condivisa): “Così si svuota il principio di sussidiarietà”

I consiglieri municipali del partito guidato da Gianni Pastorino ritornano sulla scelta di Tursi, recentemente approvata dal Consiglio comunale

Genova. “Contrariamente a quanto previsto dall’art. 5 della Costituzione, che chiede di attuare il più ampio decentramento amministrativo, prendiamo atto che, alla fine, il progressivo svuotamento delle competenze municipali –leggesi riforma- togliendo ai municipi capacità decisionale, operativa ed economica, ha tagliato il suo primo traguardo”. Così i consiglieri di Linea Condivisa, guidati da Gianni Pastorino, ritornano sulla riforma dei municipi fortemente voluta dalla maggioranza in Comune.

“Peccato che ci era parso di sentire – dicono Sara Tassara e Filippo Bruzzone consiglieri rispettivamente nel Medio Ponente e nel Ponente – nell’ultima campagna elettorale, l’allora candidato sindaco riconoscere la necessità di maggior decentramento di poteri ai municipi al fine di consentire loro una maggiore e più efficace attività locale”

“Con questa riforma – aggiunge Roberto D’Avolio, presidente della Media Val Bisagno – invece si cancellano circa 280 mila euro annuali su cui i Municipi potevano contare. Questi finanziamenti, già drasticamente ridotti da questa amministrazione, garantivano interventi certi che puntualmente venivano realizzati nei territori grazie al confronto democratico che avveniva all’interno degli organi municipali”.

Vincenzo Palomba e Luca Curtaz del Centro Est allargano la riflessione “Oltre le evidenti ricadute organico-funzionali, le implicazioni di lungo raggio sono quelle che ci preoccupano maggiormente: il ruolo del consigliere municipale e l’applicazione del principio di sussidiarietà. Sul primo tema, è doveroso sottolineare che il consigliere municipale è uno degli ultimi esempi virtuosi di impegno civico disinteressato, (visto che –non tutti sanno- non percepisce stipendio), che spesso abita e vive nei quartieri in cui è stato eletto e opera, ed ha un contatto diretto con i cittadini quotidianamente. Oggi verrebbe svuotato della sua autonomia e della sua rappresentatività, rappresentatività che, nella maggior parte dei casi, ha “conquistato” sul territorio tramite voti di fiducia diretti alla sua persona e non veicolati da partiti la sua attività è un importante punto di riferimento per i singoli cittadini, le associazioni e i comitati dato che si fa portavoce di istanze finalizzate a migliorare la vivibilità nei quartieri“.

“Possiamo asserire – continuano Palomba e Curtaz- che il consigliere municipale è la principale prevenzione verso la disaffezione politica essendo l’anello mancante e più solido di quel principio di sussidiarietà, regolato dall’articolo 118 della Costituzione italiana, il quale prevede che “Stato, Regioni, Province, Città Metropolitane e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale”

“Vale poi la pena riflettere – continua Palomba – sulla portata che tale principio implica: le diverse istituzioni devono creare le condizioni necessarie per permettere alla persona e alle aggregazioni sociali di agire liberamente nello svolgimento della loro attività. L’intervento dell’entità di livello superiore, qualora fosse necessario, deve essere temporaneo e teso a restituire l’autonomia d’azione all’entità di livello inferiore”.

“Va da sé – completa Curtaz- che il ruolo di raccordo tra il territorio e l’istituzione Comune debba essere svolto, secondo il principio di prossimità, dall’ente più vicino al cittadino, proprio quel municipio oggi depauperato delle sue funzioni. In effetti l’applicazione del principio di sussidiarietà ha un elevato potenziale di modernizzazione delle amministrazioni pubbliche poichè la partecipazione attiva dei cittadini alla vita collettiva concorre a migliorare la capacità delle istituzioni di dare risposte più efficaci ai bisogni delle persone e ai loro diritti. Questo principio pone un duplice aspetto: in senso verticale, la ripartizione gerarchica delle competenze deve essere spostata verso gli enti più vicini al cittadino (il municipio, appunto) e, quindi, più vicini ai bisogni del territorio e dei suoi residenti; in senso orizzontale, il cittadino, sia come singolo sia attraverso comitati e associazioni, deve avere la possibilità e la facilità di cooperare con le istituzioni nel definire gli interventi che incidano sul suo territorio e sulla sua realtà sociale. Oggi invece ci troviamo ad assistere ad un percorso inverso in cui un’amministrazione centralizzata che, spesso, non ha conoscenza dei problemi dei quartieri, non avrà neanche idea delle eventuali soluzioni con un conseguente e sempre maggior distacco dei cittadini dalla politica, anche di quella più prossima che è sempre rimasto un grande esempio di dedizione e speranza”, concludono Curtaz e Palomba

“Linea Condivisa auspicava un confronto aperto e condiviso per una vera riforma sul decentramento che aumentasse la partecipazione e l’autonomia decisionale dei Municipi in un’ottica di città metropolitana nell’interesse dei cittadini – chiosano i consiglieri di Linea Condivisa – Ancora una volta la miopia di questa Giunta Comunale emerge prepotentemente sulle scelte strategiche della nostra città”

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