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Orche a Genova, caso unico al mondo: “Forse malate per aver mangiato plastica” fotogallery

Da dieci giorni nello stesso punto, si allontanano solo per cacciare. E i biologi non sanno spiegarsi perché

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Genova. È una vicenda sempre più inspiegabile e allarmante quella delle quattro orche ferme da dieci giorni nel punto più a nord del Mediterraneo occidentale. Che corrisponde, loro malgrado, all’imboccatura del porto di Pra’. Gli esemplari danno evidenti segni di denutrizione. Ormai è accertato che la madre ha abbandonato il cucciolo morto, di cui non c’è più traccia. Ma allora perché continuano a nuotare sempre in quella zona, prendendo il largo solo verso sera per andare in cerca di cibo e tornando regolarmente nello stesso punto?

È quanto continuano a chiedersi biologi, veterinari e ricercatori che stanno raccogliendo una gran quantità di dati per un caso di studio destinato ad assumere importanza mondiale. Perché mai era successo che un gruppo di orche rimanesse per un tempo così lungo vicino a un tratto costiero, dove la loro presenza peraltro è rarissima. Il caso dell’orca J35, che nel 2018 era rimasta ben 17 giorni in compagnia del cucciolo privo di vita, è avvenuto in mezzo all’oceano Pacifico, non a pochi metri dalla riva. Non a caso si tratta di cetacei che nuotano mediamente 2mila chilometri al giorno.

“Al momento è impossibile sapere con certezza perché succede, possiamo solo fare delle ipotesi – spiega la biologa genovese Silvia Mangraviti -. Potrebbero essere malate, se non tutte comunque altri membri del gruppo, e per questo rimangono in una zona molto bassa e riparata dalle onde. Oppure sono completamente disorientate da suoni molto forti o cambiamenti nelle temperature delle correnti. Nello scenario migliore la madre sta ancora elaborando il lutto dopo aver perso il piccolo”.

Gli studiosi non escludono purtroppo che abbiano ingerito materiali inquinanti: “Potrebbero avere plastica nello stomaco e per questo non riescono a mangiare altro, o forse soffrono di una malattia naturale”. Del resto la zona del santuario dei cetacei, che comprende gran parte del Mar Ligure, è una delle più contaminate del Mediterraneo secondo il Wwf.

Ancora da capire, poi, che cosa abbia spinto il pod di orche a muoversi dallo stretto di Gibilterra (dove vengono avvistate regolarmente) fino alla Sardegna e da qui a virare bruscamente verso nord per giungere al punto cieco del golfo di Genova. “Di solito la femmina guida il branco in mari più pescosi – riflette Mangraviti – eppure qui trovano ancora meno cibo. Anche questo resta difficile da spiegare”.

Continuano i monitoraggi via mare condotti da Guardia costiera, Whalewatch e Acquario. Tra gli strumenti utilizzati ci sono gli idrofoni, apparecchiature che consentono di rilevare i particolari suoni emessi dalle orche. L’analisi dello spettro audio permetterà di capire se questo pod è già stato studiato in precedenza, ma al momento gli esperti non sono in grado di “decifrare” il loro linguaggio e quindi è impossibile determinare da schiocchi e vocalizzi se stiano bene o meno. Tante persone continuano a osservarle da riva coi binocoli.

Purtroppo non è un bello spettacolo. Perché ogni giorno che passa rappresenta un pericolo per la salute di questi animali, e l’uomo non può fare nulla per aiutarli. “Dar loro da mangiare sarebbe un grosso sbaglio – ci ricorda Silvia Mangraviti – perché in questo modo si affilierebbero a noi e diventerebbero animali da circo”. Allo stesso modo è impossibile farli allontanare perché “non si può sospingere un animale di 10 tonnellate verso il largo”. L’impressione degli specialisti è che dietro a questo comportamento all’apparenza irrazionale ci sia una ragione logica che ancora non abbiamo compreso.