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Riesame su fondi Lega, il tribunale si riserva. Gli avvocati del Carroccio: “Fondi in cassa sono somme lecite”

La corte di Cassazione che aveva dato ragione alla procura di Genova sulla richiesta di sequestrare le risorse riferibili al partito di Matteo Salvini

Genova. Si è riservato il tribunale del Riesame di Genova al termine dell’udienza che si è tenuta questa mattina sul sequestro dei fondi della Lega, ma la decisione potrebbe arrivare anche domani o comunque in settimana. Lo ha riferito il legale del Carroccio Giovanni Ponti al termine dell’udienza.

“Abbiamo depositato una consulenza – ha detto Ponti – che dimostra che i soldi che ci sono nella cassa della Lega dopo l’esecuzione del provvedimento di sequestro sono contributi degli eletti, donazioni degli elettori e due per mille, quindi sono somme non solo lecite ma che hanno anche finalità costituzionale che consentono al partito di svolgere attività politica. A nostro parere dire che queste somme sono il profitto del reato è un non senso giuridico dopo di che ci rimettiamo al giudizio del Tribunale”. Il legale ha anche ribadito che “se il Riesame non accoglierà le nostre istanze, presenteremo un nuovo ricorso alla Cassazione. Non è legittima la confisca nei confronti di un soggetto a cui non è stata data possibilità di partecipare al giudizio di merito” ha aggiunto l’avvocato della Lega che sul punto ha depositato una sentenza della Gran Chambre della Cedu su punta Perotti. “Noi abbiamo chiesto alla corte d’appello di Genova di partecipare al giudizio di appello nei confronti degli imputati come soggetto terzo destinatario di un provvedimento di confisca ma non ci è stato riconosciuto questo diritto” ha spiegato Ponti. La figura giuridica non è pero prevista dal codice di procedura penale italiano per cui la richiesta della Lega non è stata accolta.

L’udienza era stata fissata dopo il rinvio da parte della corte di Cassazione che, ad aprile, aveva dato ragione alla procura di Genova sulla richiesta di poter procedere al sequestro di tutte le risorse disponibili su conti correnti e depositi riferibili al partito di Matteo Salvini, fino a raggiungere i 49 milioni di euro. Tale cifra è considerata provento della truffa allo Stato per cui sono stati condannati in primo grado l’ex leader leghista Umberto Bossi, insieme all’ex tesoriere Francesco Belsito. Lo scenario che si apre domani è duplice: da un lato, i giudici del Riesame possono accogliere la decisione della Cassazione, oppure respingerla. Se venisse accolta la decisione della Cassazione, i legali della Lega potrebbero impugnare, facendo valere tra l’altro la sentenza emessa a giugno dalla Grande Camera della Cedu per la vicenda di punta Perotti, secondo la quale le autorità italiane non avrebbero potuto procedere alla confisca, senza un giudizio di condanna. Anche il nome del partito potrebbe influire sui futuri sequestri, ma la stessa magistratura si è espressa sul principio di continuità tra il patrimonio delle Lega nazionale e quello delle regioni: tale principio potrebbe essere anche alla base della continuità tra Lega Nord e la Lega del futuro. Il riferimento è al pronunciamento del Riesame che aveva considerato il patrimonio della Lega Toscana riconducibile a quello della Lega nazionale: c’erano le prove dei versamenti dai conti centrali a quelli regionali.

Un altro problema sorge sull’esecutività del provvedimento del Riesame: una parte della giurisprudenza lo ritiene immediatamente esecutivo, mentre un’altra no. A inizio luglio la Cassazione aveva depositato le motivazioni secondo le quali la Guardia di Finanza può procedere al blocco dei conti della Lega in forza del decreto di sequestro, emesso ormai un anno fa, senza necessità di un nuovo provvedimento per eventuali somme trovate su conti in momenti successivi al decreto: i soldi sui conti potrebbero non essere stati trovati al momento del decreto “per una impossibilità transitoria o reversibile”, e il pm non deve dare conto di tutte le attività di indagine svolte, “altrimenti la funzione cautelare del sequestro potrebbe essere facilmente elusa durante il tempo occorrente per il loro compimento”. Parallelamente procede il processo d’appello contro Bossi, i revisori dei conti e Belsito, per cui il sostituto procuratore generale Enrico Zucca, lo 17 luglio, aveva formulato le richieste di condanna, riservandosi su quelle nei confronti di Belsito, in attesa della scadenza dei termini per la Lega di Matteo Salvini di presentazione della querela. Con la nuova legge, infatti, il reato di appropriazione indebita non è più perseguibile d’ufficio, ma necessita di una querela della parte lesa. La querela nei confronti dell’ex tesoriere del Carroccio è stata nel frattempo depositata e il quadro giuridico per Belsito si aggrava: ora dovrà rispondere in appello anche di appropriazione indebita.