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Pacchetto sicurezza, italiano obbligatorio: i lavoratori stranieri temono il test

Regione. Ieri è entrata in vigore la norma contenuta nel “pacchetto sicurezza” che prevede l’obbligo dei test di italiano per i lavoratori stranieri che, in Italia da almeno 5 anni, desiderano cambiare la natura del loro permesso di soggiorno da permesso ordinario per lavoro subordinato (durata 2 anni) a permesso CE di lunga durata.

“Al momento, agli sportelli del Patronato – spiega in una nota la Cgil di Genova – sono già diverse le domande inoltrate e in attesa di ricevere risposta dalla Prefettura (che dovrebbe arrivare in 15 giorni) in merito a data, ora e istituto dove fare il test. Soprattutto si rivolgono alle sedi sindacali persone che chiedono informazioni e che dimostrano di temere il test nella parte della prova scritta e che per questo sono indecise ad inoltrare la domanda”.
Prefettura di Genova e Direzione Scolastica Regionale hanno firmato un protocollo di intesa in base al quale sono stati individuati nella provincia genovese 7 istituti scolastici che si faranno carico dei test di italiano (Istituto Comprensivo San Teodoro, Istituto Comprensivo Voltri 2, Istituto Comprensivo Bolzaneto, Istituto Comprensivo Centro storico, Scuola Secondaria Barrili/Paganini, Istituto Comprensivo Marassi Alta, Istituto Comprensivo Cogorno). La Questura ha comunicato che mediamente ad oggi vengono elaborate circa 300 domande di carta di soggiorno (al quale viene “allegato” il permesso CE di lunga durata), con un tempo di consegna di un mese.

“Secondo quanto risulta ai nostri uffici, invece, il tempo medio di elaborazione e rilascio della carta di soggiorno e’ intorno ai due, tre mesi e pertanto la nuova procedura comporterà un ritardo. Il problema più immediato, comunque, resta quello di fornire agli stranieri una corretta informazione sul test e sulla sua reale difficoltà per far sì che non vi siano rinunce per eccesso di paura sul possibile esito negativo. A questo proposito – conclude la nota Cgil – proporremo alla Prefettura di Genova di organizzare seminari di informazione/formazione per gli addetti agli sportelli di assistenza ai migranti in modo da avere dei filtri efficaci sulla domanda”.

Sulla questione è intervenuto anche l’assessore all’Immigrazione e al lavoro, Enrico Vesco: “Nessuno discute l’importanza della conoscenza della lingua italiana per l’integrazione- ha detto Vesco- Sono gli stessi cittadini migranti ad esserne consapevoli. È però doveroso sottolineare che questo provvedimento avrà soprattutto l’effetto di aumentare l’arbitrarietà degli atti e di aggiungere nuove scartoffie ad intasare gli uffici anche perché è previsto che i test verranno definiti discrezionalmente dai Dirigenti scolastici sulla base delle linee guida del Viminale. Ma al di là dei problemi tecnici che si verificheranno, la questione è ancora una volta politica e di visione strategica: il bisogno di controllare ossessivamente i cittadini stranieri li ostacola sempre di più rendendo più difficile l’acquisizione di diritti. Servirebbero invece regole chiare e valide per tutti, insieme a politiche che favoriscano la comunicazione e l’integrazione e rendano più semplice la vita quotidiana di chi è venuto nel nostro Paese con le migliori intenzioni”.