Mafia, sequestri per quattro società edili e immobiliari: bloccati conti, terreni e mezzi operativi - Genova 24
Operazione alchemia

Mafia, sequestri per quattro società edili e immobiliari: bloccati conti, terreni e mezzi operativi

Tutti beni nella disponibilità di un imprenditore calabrese che aveva terreni anche a Genova e nel savonese

Genova. La Dia (Direzione Investigativa Antimafia), su disposizione del Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione, ha eseguito un decreto di sequestro di beni, tra cui alcuni terreni siti in Liguria, nei confronti di un imprenditore originario di Cittanova.

L’uomo, nel luglio del 2016, era stato arrestato nell’ambito della operazione antimafia “Alchemia”, in esito alle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, Direzione Distrettuale Antimafia, in quanto gravemente indiziato del reato di associazione di tipo mafioso, quale partecipe della cosca Raso-Gullace-Albanese.

Nonostante il Tribunale di Palmi, il 18 luglio 2020, lo abbia poi assolto dall’imputazione per non aver commesso il fatto, il Tribunale di Reggio Calabria, su proposta della Procura reggina, a seguito delle approfondite indagini patrimoniali della Dia, ha comunque emesso il provvedimento di sequestro. Secondo il giudice, infatti, l’uomo è caratterizzato da una pericolosità sociale qualificata in quanto indiziato di appartenere all’associazione mafiosa Raso-Gullace-Albanese di Cittanova, ed in particolare all’articolazione operante in territorio ligure, ove da tempo la cosca risulta radicata, da dove mantiene uno stretto collegamento con la sede di origine.

Il sequestro ha interessato l’intero capitale sociale e patrimonio aziendale, ovvero 4 società operanti nel settore edile ed immobiliare, 21 fabbricati e 13 terreni, alcuni dei quali a Genova e provincia e nel savonese, nello specifico a Bardineto, oltre a conti correnti e posizioni finanziarie per un valore stimato di circa 2 milioni di euro.

Facendo un breve excursus storico sulla vicenda, tutto è iniziato a luglio del 2016 (leggi QUI) con una raffica di arresti richiesti dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria. Ordinanze di custodia cautelare che erano state eseguite in Liguria, Calabria, Lazio, Piemonte ed in altre Regioni del nord Italia dalla Polizia di Stato e dalla Dia.

In particolare 42 misure cautelari – 34 in carcere, 6 ai domiciliari e 2 interdittive dall’esercizio di un pubblico ufficio-, emesse dal gip del Tribunale di Reggio Calabria, a carico di soggetti considerati affiliati e contigui alla ‘ndrangheta delle cosche reggine “Raso-Gullace-Albanese” e “Parrello – Gagliostro”. Tutti indagati, a vario titolo, per i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione, intestazione fittizia di beni e società.

Un’inchiesta che aveva aperto uno squarcio sul grande interesse delle cosche per diversi settori strategici della Liguria, confermando, così come la sentenza e le relative condanne, il ruolo chiave della nostra Regione nelle dinamiche e negli interessi della ‘ndrangheta del nord Italia.