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“Se questa è una ciclabile (d’emergenza)”, a Sampierdarena la corsia rossa diventa un parcheggio

Parola di ciclista urbana: "Spostarsi su una rete ciclabile con queste condizioni è più pericoloso che viaggiare su una strada qualsiasi"

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Genova. Quando il Comune di Genova aveva presentato il progetto, ancora sulla carta, della rete ciclabile d’emergenza, era stato chiarito che in via Sampierdarena – dove sarebbe stata ricavata la corsia rossa per le due ruote e i monopattini diretti verso il centro – non sarebbe stato toccato neppure un parcheggio. Vero. Anzi, di più. Perché a quanto pare, dopo la tratteggiatura della striscia da parte di Aster, sono in molti ad aver deciso che quello spazio è perfetto per lasciarci l’auto, magari anche con il portellone del vano motore alzato, per dare una controllatina, tanto non si dà fastidio a nessuno. La foto che abbiamo pubblicato in apertura di questo articolo parla da sola.

Scrivo in prima persona, da ciclista urbana (rigorosamente su bicicletta “muscolare”), da grande sostenitrice dei progetti di mobilità sostenibile, da entusiasta del processo che si è innescato nel dopo lockdown con una amministrazione comunale che finalmente aveva mosso passi concreti e persino scomodi in direzione di una promozione degli spostamenti green. Ci ho creduto, davvero.

Ma se questa è una ciclabile (d’emergenza, conosciamo la terminologia) allora alzo le mani (dal manubrio) e torno a poggiarle sul volante di un’automobile. Perché non ho intenzione di pedalare sentendomi più in pericolo di quanto non mi sentissi prima, quando dovevo soltanto occuparmi di non intralciare il traffico più veloce, di non investire nessuno, di non farmi investire o buttare a terra dai tanti che amano avvicinarsi ai ciclisti in maniera millimetrica, a dribblare i tombini troppo sprofondati o a evitare chiodi e vetri rotti.

Con ciclabili (d’emergenza) di questo tipo, con le auto parcheggiate sopra – ben diverso da quelle che le attraversano, legittimamente, per raggiungere altri parcheggi regolari – si viaggia tra un improperio lanciato da chi non vuole te, ciclista, occupare la carreggiata destinata anche alle auto e il rischio di finire stampati su un veicolo in sosta vietata. Personalmente preferisco viaggiare direttamente sulla carreggiata non ciclabile, evitando pericolosi zig zag e trovando gli insulti gratuiti – appartenendo al genere femminile sono particolarmente fantasiosi – più sopportabili.

Ma a parte le critiche strutturali al progetto della ciclabile d’emergenza così come è stata concepita a Sampierdarena, esistono veri e propri bug nel sistema anche nelle altre tratte realizzate. Lasciamo perdere corso Italia, la tratta maggiormente finita nell’occhio del ciclone e tuttavia la più sensata ed efficiente, perlomeno per chi si sposta in bici.

Così non va. Vogliamo parlare dei mezzi di carico e scarico merci sulla corsia rossa in via XX Settembre? Vogliamo parlare, sempre in via XX Settembre, delle strombazzate da parte di alcuni conducenti di autobus? Vogliamo parlare del “percorso obbligato” in zona quadrilatero, ideato come se chi utilizza la bici non si spostasse che fra un punto A e un punto B senza variazioni sul tema? O della pista che tra piazza Rossetti e piazza della Vittoria, a un certo punto, scompare nel nulla (non scompare nel nulla, ma vi assicuro che siamo in molti a perdere di vista il tracciato)?

pista ciclabile d'emergenza Foce

Insomma, chi non fa non sbaglia, e questa ciclabile d’emergenza è un primo passo, e soprattutto un buon segnale di sprone a chi magari ha sempre avuto qualche timidezza a spostarsi su una bicicletta, un’e-bike o un monopattino elettrico in una città come Genova. Però, serve maggiore attenzione nella programmazione per fare sì che non si tratti di soli interventi di facciata.

E perché ciò non accada serve anche una maggiore attenzione da parte di quei soggetti chiamati più di altri a garantire la sicurezza delle strade. Mi riferisco alla polizia locale, che forse potrebbe iniziare a lasciare i famosi “warning“, se non multe vere e proprie, alle auto in sosta sulle ciclabili d’emergenza (oggi a Sampierdarena sono passate due pattuglie in macchina e due in moto e non hanno neppure rallentato di fronte ai veicoli in divieto. Sulla ciclabile era parcheggiata anche un’auto della guardia di finanza). Mi riferisco anche ai conducenti dei mezzi Amt per i quali, sicuramente, i ciclisti costituiscono un costante inghippo ma è anche vero che dovrebbero talvolta essere un po’ meno nervosi. Quello che stiamo facendo, ragazzi, è un remare dalla stessa parte, ovvero contro l’uso eccessivo dei mezzi privati.