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Ponte Morandi, tra le opzioni il riuso delle macerie per far sorgere “colline” sotto il nuovo viadotto

Il piano definitivo per lo smaltimento o recupero potrebbe arrivare martedì prossimo dopo una riunione tra struttura, Arpal, Asl, Regione e Città metropolitana

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Genova. “La situazione non è ancora definita”. Durante la commissione consiliare in Comune a Genova dedicata al tema dello smaltimento dei materiali derivati dai cantieri di ponte Morandi, il direttore della struttura commissariale Roberto Tedeschi ha affermato che un piano ancora non esiste.

Martedì prossimo si svolgerà in Regione la riunione che sarà decisiva tra la struttura e gli organi di controllo tra cui Asl e Arpal, e Città metropolitana, e dopo quella data potrebbe esserci anche un quadro più chiaro dello smaltimento delle macerie: circa 40 mila tonnellate solo per il moncone est.

“Dobbiamo capire – spiega Tedeschi – se sarà possibile recuperare il materiale e riutilizzarlo per massicciate e fondazioni di grandi opere, come potrebbe essere la gronda o l’area Sot, alla foce del Polcevera, per altri interventi sul nodo autostradale”. L’obbiettivo della struttura è di limitare il più possibile la quantità di rifiuti da movimentare.

Il riutilizzo, in base a quanto spiegato da Tedeschi, dovrebbe essere possibile visto che anche le ultime analisi hanno portato a risultati rassicuranti. “Sugli stralli, in base a monitoraggi fatti sotto l’egida della Procura, non è stato rilevato amianto – ha proseguito tedeschi – e anche nell’aria dopo la demolizione dei primi edifici di via Porro la presenza di fibre è al di sotto del livello 0,1”.

Un’altra opzione per il recupero dei detriti potrebbe essere quella di riutilizzarli per modellare il terreno dell’area sotto il futuro ponte. Il parco sotto il viadotto Polcevera potrebbe non restare un’area piatta ma presentare delle colline.