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Esplosione di ponte Morandi, off limits un raggio di almeno 250 metri. E si “spera” nella pioggia

Oggi in commissione consiliare anche Massimo D'Angelo il maxi esperto di amianto chiamato come consulente dai demolitori

Genova. Per la demolizione con l’esplosivo delle pile 10 e 11 di ponte Morandi, quelle strallate, sul versante est, le aziende responsabili dei lavori hanno proposto alla struttura commissariale, alla prefettura e agli organi di controllo, un piano di gestione della popolazione nell’area che prevede un raggio di interdizione di 250 metri.

L’indicazione è emersa nel corso della commissione consiliare di oggi su ponte Morandi. Tuttavia il piano non è ancora definitivo perché dovrà essere condiviso con gli altri enti competenti, per cui si susseguiranno alcune riunioni fra cui una della commissione esplosivi, già domattina.

Oltre ai 250 metri di raggio di interdizione totale dalle prime ore del mattino fino alla tarda serata, sarà possibile un’altra area cuscinetto, in un raggio di ulteriori cento metri, dove le persone potranno restare ma all’interno di abitazioni e negozi e con finestre e porte chiuse.

“Si tratta di misure precauzionali – ha spiegato il direttore della struttura commissariale Roberto Tedeschi – le analisi sul rischio e sull’onda d’urto dell’esplosione ci dicono che gli effetti non supereranno l’area di cantiere, l’evacuazione non è legata al fattore polveri ma al buon senso, è importante che per strada ci siano meno persone possibile”.

L’esplosione, salvo diverse indicazioni che potrebbero arrivare dalla prefettura, è al momento fissata al 24 giugno ma Alberto Iacomussi, di Ipe Progetti, una delle imprese dell’ati dei demolitori ha sottolineato che, nel caso nei giorni immediatamente prima o dopo ci fossero previsioni di pioggia sarà valutato uno spostamento nel giorno in cui dovesse piovere, per avere maggiore facilità nell’abbattimento delle polveri.

Dalla commissione consiliare di oggi è anche emerso che, nell’opera di demolizione del moncone est, non sarà impegnata solo la ditta Siag di Parma, il cui titolare è Danilo Coppe, l’ormai celebre “Mister Dinamite” ma anche l’Esercito, che si occuperà esclusivamente degli stralli levante della pila 11, più complicati da demolire per la presenza di acciaio.

Generica

Alla commissione a Tursi oggi anche Massimo D’Angelo, il super perito consulente dell’ati dei demolitori, nonché responsabile del Centro sanitario amianto del Piemonte che ha ribadito come l’acqua sia la tecnica fondamentale per limitare il rischio dispersione di fibre di amianto.

D’Angelo ha inoltre spiegato che “l’azione cancerogena dell’amianto non è conseguente all’esposizione di una singola dose ma a un’esposizione continuativa, prolungata e che determina una cronicità. Inoltre non tutte le fibre sono patogene, per esempio ci sono fibre più patogene di altre a seconda di diametro e lunghezza”.

“Abbiamo studiato un modello, a partire da eventuali incertezze e al principio di precauzione, e abbiamo ipotizzato che tutte le fibre si liberino e siano respirabili, cosa poco probabile, quindi – prosegue il perito – abbiamo immaginato l’effetto patogeno rispetto all’incremento di esposizione di breve termine. Sulla base di studi effettuati, la condizione di rischio è estremamente bassa, considerato che il rischio zero non esiste”.