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L'esperto

Il costituzionalista Cuocolo: “Danni da vaccino? Lo Stato deve risarcire, anche senza obbligo”

Ma l'obbligo vaccinale generalizzato sarebbe comunque pienamente costituzionale: "La salute collettiva prevale sulla libertà individuale"

Generico settembre 2021

Genova. L’obbligo vaccinale sarebbe pienamente compatibile con la Costituzione perché avrebbe come obiettivo la tutela della salute pubblica che prevale sulla libertà di scelta individuale. Eppure già oggi, anche senza una legge ad hoc che costringa a sottoporsi all’iniezione, sarebbe possibile ottenere un risarcimento in caso di danni alla salute imputabili alla vaccinazione. A rimarcarlo è Lorenzo Cuocolo, costituzionalista e professore ordinario di diritto pubblico comparato all’Università di Genova.

“La Costituzione all’articolo 32 dice che i trattamenti sanitari possono essere obbligatori qualora siano previsti dalla legge – spiega Cuocolo a Genova24 -. Di fatto la Corte costituzionale ha sempre interpretato l’ipotesi dell’obbligatorietà come praticabile nel caso in cui si debba tutelare la salute della collettività e non solo del singolo. Se è solo una questione individuale prevale la libertà individuale, qualora invece la scelta impatti sulla collettività si potrebbe introdurre il vaccino obbligatorio”.

Secondo Cuocolo l’approvazione definitiva dei vaccini da parte dell’Aifa, che dovrebbe arrivare a breve almeno per il vaccino Pfizer dopo la decisione della Fda americana, non è una questione dirimente: “Uno degli argomenti dei contrari è che questi vaccini sono stati sperimentati in modo troppo breve e superficiale. Ma è un argomento debole: in realtà hanno già superato tutte le procedure previste. Per quanto condizionata, si tratta pur sempre di un’approvazione, non di un salto nel buio. Se iniziamo a mettere in discussione la scienza non prendiamo più nemmeno l’ascensore. Più passa il tempo, più questo argomento perde di mordente”.

E in ogni caso, da un punto di vista giuridico, “non risulta un collegamento tra i trattamenti sanitari e il percorso dei protocolli seguiti per l’autorizzazione all’immissione in commercio”. Tanto è vero che i vaccini anti-Covid, pur non essendo ancora definitivamente approvati, sono già stati resi obbligatori per il personale sanitario e nessun giudice ha ancora messo in dubbio la legittimità di questo provvedimento.

C’è poi il tema dei risarcimenti in caso di effetti collaterali gravi conseguenti alla vaccinazione, elemento che secondo alcuni avrebbe dissuaso finora il Governo dall’introduzione di una vera e propria legge coercitiva, generando quindi una sorta di obbligo di fatto illegittimo: “La Corte costituzionale ha detto che l’obbligatorietà dei vaccini ci può essere a condizione che lo Stato si faccia carico dei danni individuali derivanti dall’uso dei vaccini. Ma in realtà la Corte ha detto anche che il risarcimento da parte dello Stato deve avvenire non solo per i vaccini obbligatori, ma anche per quelli fortemente raccomandati, come potrebbe essere nel caso del Covid“.

In altre parole, secondo Cuocolo, già oggi un lavoratore obbligato a esibire il green pass potrebbe ottenere un indennizzo se riportasse danni a causa del vaccino: “Se un insegnante si vaccina per continuare a lavorare e dovesse avere un’invalidità o una malattia permanente, può senza alcun dubbio rivolgersi allo Stato per farsi risarcire. Si dice che lo Stato attualmente obbliga a vaccinarsi senza assumersi responsabilità, ma di fatto non è vero”.

Per questo, anche se l’obbligo vaccinale sarebbe costituzionalmente percorribile, “la strada migliore è quella che il Governo ha seguito finora garantendo la libertà delle persone – prosegue Cuocolo -. È la strada di maggiore prudenza: non ti impongo il vaccino, però limito le tue libertà e ti do maggiori libertà qualora tu faccia il vaccino, ma sempre in un’ottica collettiva e garantendo comunque un eventuale risarcimento”.

Per il costituzionalista genovese, comunque, l’obbligo vaccinale è solo una extrema ratio: “È difficile che si arrivi all’obbligo generalizzato, probabilmente sarà limitato ad alcune categorie. Ma se ci mai si dovesse arrivare – conclude – il tema centrale è che l’interesse individuale dal punto di vista costituzionale è recessivo rispetto all’interesse della collettività. Se ho una malattia terminale o una patologia cardiaca e decido di non curarmi sono affari miei, se la possibilità di contrarre una malattia che posso diffondere ad altre persone, questo riguarda l’interesse della collettività”.

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