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Morte di Martina Rossi, il presidio degli amici: “Vogliamo giustizia”

Il papà Bruno: "Troppe bugie e ritardi hanno portato a ribaltare una sentenza". La Cassazione attesa per il 21 gennaio

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Genova. Un grande striscione “Giustizia per Martina”, alcuni cartelli e un piccolo presidio di solidarietà con i genitori Bruno Rossi e Franca Murialdo hanno accompagnato questa mattina la prima udienza del processo contro i due giovani aretini Federico Basetti ed Enrico D’Antonio.

Si tratta di un processo costola rispetto al principale contro Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi accusati di aver tentato di stuprare la 20enne genovese in vacanza con due amiche a Palma di Majorca e precipitata il 3 agosto 2011 dal balcone di un albergo.

Se i due imputati principali sono stati assolti dalla Corte d’appello di Firenze che ha ribaltato la condanna in primo grado (decisiva sarà il processo in Cassazione fissato il 21 gennaio), il processo ai due amici – accusati di falsa testimonianza per aver reso false dichiarazioni al Procura di Genova – è cominciato questa mattina in una delle aule di via del Seminario: le udienze sono state calendarizzate però a partire da marzo.

Questa mattina al presidio organizzato dal comitato Vogliamo Verità e Giustizia per Martina Rossi insieme ai portuali del Calp c’erano ovviamente anche i genitori della ragazza: “bisogna stare attenti al ruolo che hanno giocato tutti in questa vicenda piena di bugie e ritardi che alla fina hanno prodotto il risultato del ribaltamento di una condanna”.