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Villa Ines, Garassino contestato a Molassana. Dall’assemblea arriva il no alle telecamere fotogallery

L’incontro organizzato per discutere sui sistemi di sicurezza da adottare per l’arrivo dei 50 migranti finisce con i cori contro l’assessore leghista

Genova. L’eventualità di installare un sistema di telecamere per “ragioni di sicurezza” nei pressi di Villa Ines, la struttura della curia che ospiterà 50 migranti a Struppa, non è cosa gradita. A dirlo la quasi totalità dei cittadini intervenuti ieri sera all’assemblea pubblica dedicata al tema, che ha visto, al termine, l’assessore Garassino duramente contestato.

Assemblea Molassana con Garassino

La sala consigliare del Municipio Media Val Bisagno, sede dell’incontro pubblico, è stata riempita da quasi una settantina di persone, tra cui un nutrito gruppo di sindacalisti Fiom, che dopo Multedo continuano il “presidio” sul tema. La discussione non ha mancato di allargarsi su questioni più politiche, innescando le forti critiche su cui si è chiusa la serata.

L’inizio dell’assemblea si è svolto in maniera distesa, con l’introduzione del presidente di Municipio Roberto D’Avolio, che ha ricordato come già nella precedente esperienza di accoglienza a Villa Ines non furono registrate criticità di sorta. Poi l’assessore Stefano Garassino ha preso la parola: “Come sappiamo le competenze sui Cas sono della prefettura – ha sottolineato – e più volte abbiamo chiesto di essere avvisati con più anticipo su queste scelte; per evitare di arrivare a casi come Multedo, dove si è iniziato male. Questa sera sono qua per capire e sentire dai cittadini del territorio quali potrebbero essere le necessità di sicurezza richieste”.

Il tema scottante sul tavolo è la possibilità di installare alcune telecamere nei pressi della struttura, per “eventualmente aumentare la sicurezza”; possibilità sancita dalla recente mozione votata dalla maggioranza in consiglio comunale: “Una scelta che per me è indifferente – ha precisato – in un senso o nell’altro”.

Ma sono in pochi a prendere la parola per dichiararsi favorevoli, la maggioranza dei presenti, infatti, è contraria a questa opportunità: “Sono pregiudizievoli, non sarebbero un buon inizio”, dice un residente, “le telecamere non aumentano la sicurezza, e l’accoglienza non si fa installando questi sistemi di controllo”, aggiunge un’altra. Secondo altri la civica amministrazione dovrebbe occuparsi dei servizi alle persone, dell’assistenza e del supporto psicologico invece di costruire e alimentare “le paure della pancia delle persone”.

Il tema però si allarga rapidamente al sistema paese e alle scelte fatte dal governo a trazione leghista: “Noi riapriamo Villa Ines non perché siamo in emergenza, ma perché quell’emergenza l’abbiamo creata tagliando i fondi all’accoglienza – sottolinea un residente – queste scelte sono quelle che ci porteranno, fra qualche anno, alle banlieue parigine”. Applausi dell’assemblea, mentre la platea inizia a rumoreggiare e arrivano i primi riferimenti sarcastici ai recenti casi giudiziari che hanno interessato esponenti anche leghisti, con gli immancabili “49 milioni” e “ le telecamere le vogliamo nei consigli d’amministrazione delle aziende e delle banche”.

Il presidente D’Avolio prova a “tenere la sala”, ma la discussione si inasprisce: “Ho provato disagio all’inizio di questa assemblea – sottolinea un lavoratore della zona – perché si è parlato di persone con una modalità a mio avviso razzista. E mi rivolgo a lei, assessore, lei deve controllare quelle persone e quei gruppi di estrema destra che sono vicini a lei e al suo partito, controlli loro”. Garassino non ci sta, e decide che può bastare, salutando stizzito e chiudendo di fatto l’assemblea. Ma la sala è oramai una bolgia di contestazione: dai lavoratori Fiom parte un compatto “Vergogna vergogna” che sancisce l’esito dell’assemblea. Ma non è finita: mentre l’assessore guadagna l’uscita, dirigendosi verso la vettura, scortato dalla Digos, viene accolto da un sarcastico applauso e ancora fischi e cori di contestazione.