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Telecamere a Villa Ines, Don Giacomo Martino: “Se le metteranno mi girerò ogni volta a fare una pernacchia”

In un lungo documento il responsabile dell'ufficio Migrantes spiega perché la presunta sicurezza crea una prigione sociale, non solo per gli ospiti di Villa Ines

In vista dell’assemblea di questa sera a Molassana in cui l’assessore Garassino parlerà fra l’altro dell’installazione di telecamere a Villa Ines, il responsabile dell’ufficio Migrantes della Curia, don Giacomo Martino, spiega perché non andrà questa sera all’incontro e perché è sbagliato installare quelle telecamere. Di seguito il testo del documento:

Il Grande Fratello registra anche te, La presunta sicurezza e la “prigione sociale”

Vengo a conoscenza che un membro del Municipio di Struppa, certo Apicella, ha fatto richiesta di installazione di telecamere per la riapertura della residenza di Villa Ines da parte della Prefettura per i richiedenti protezione internazionale.
Questo pur dopo un franco e pacato incontro con tutta la cittadinanza che si è tranquillizzata sulle modalità operative del nostro personale che garantisce una presenza continua durante l’apertura giornaliera e notturna.

Giorni fa sono arrivate parole ingiuriose di insulto seguite da tantissima solidarietà. L’altro ieri mattina mi becco una frase razzista dal titolare delle Pompe funebri che chiedeva per una celebrazione in parrocchia.
Mi chiedo? Se gli abitanti di Struppa, che hanno già vissuto coi nostri ospiti e amici coinvolgendoli in attività di volontariato come la pulizia dell’Acquedotto e altre feste insieme, non hanno paura perché i rappresentanti politici si permettono di imporgli delle telecamere?
La politica ha la responsabilità di alzare i toni. Frasi dette al bar pronunciate invece pubblicamente da un politico danno la forza ai deboli psichici di alzare i toni, le mani o peggio ancora oggetti contundenti.

Paura di che? Dell’uomo nero? Si, perché la richiesta di Apicella pretende anche che gli orari di apertura e chiusura del centro siano resi “più restrittivi , in particolare nelle ore serali….su quei migranti ancora in attesa di essere regolarizzati … con un permesso di soggiorno”. Perché? Mi chiedo. Sono forse più pericolosi dei nostri figli di 20/25 anni? Sempre come a suggerire, poi, che avere un pezzo di carta o meno in tasca (mi raccomando non dimenticatevi la carta di identità a casa perché possono scambiarvi per un clandestino) ti fa diventare automaticamente pericoloso socialmente.

Caro amico, prima di scrivere qualcosa, che rimane, eviti generalizzazioni e insinuazioni perché tutti i nostri ospiti sono identificati, hanno il permesso di soggiorno e quelli di Villa Ines hanno trovato tutti un lavoretto che non li sostenta ma li introduce nel mondo lavorativo. E loro pagano le tasse e godono della fiducia di chi li ha assunti perché li conoscono contrariamente a chi fa un fasci con tutta l’erba.

La stessa normativa impone che: “La videosorveglianza può risultare eccedente e sproporzionata quando sono già adottati altri efficaci dispositivi di controllo o di vigilanza oppure quando vi è la presenza di personale addetto alla protezione.”
Non mi spaventa il “leone da tastiera” che ancora spero di incontrare mentre abbiamo già un appuntamento con i gestori della pagina Facebook che sostengono di non avermi offeso anche se, contro la sentenza del giudice, hanno affermato che ho mandato via i bimbi da Multedo mettendo in primo piano una mia foto con la scritta “vergogna”.

Mi spaventa, invece, il fatto che la volontà popolare, la gente accorsa all’incontro a Struppa, sia prevaricata da esigenze di “campagna elettorale” sia da destra che da sinistra. Non voglio che nessuno mi tiri per la giacca dalla sua parte. Lo ripeto il mio solo mandato è quello del Vangelo che ci incoraggia a non avere mai paura. Non ho altri padroni. Tantomeno mi credo un fenomeno. Sono un povero prete che prova a rispondere fedelmente pur con mille errori, alla Sua chiamata.

Poi la paura diventa la tua prigione sai? La falsa percezione di sicurezza di uomini in divisa e di armi spianate o di telecamere che “spiano” i volti di chi, tutti noi senza eccezione, passa sotto la lente diventa una vera e propria “prigione sociale”.
Quanto sei pronto a “pagare” in termini di rispetto della tua privacy, della tua libertà per una semplice percezione di sicurezza? Le telecamere riprendono tutto e tutti e non ci danno sicurezza ma eventualmente la registrazione di ciò che di bene o di male ormai è successo. E se domani le telecamere sono davanti a casa tua o meglio IN casa tua?. Tutti siamo potenzialmente pericolosi. Quindi?

Come nel “Grande Fratello” di Orwell stiamo sacrificando la nostra vita privata sull’altare di una narrazione che ci impone di rinunciare alla privacy in cambio di una sicurezza percepita.
Quando Minniti venne a Genova e per giustificare il patto scellerato con le tribù libiche per bloccare i profughi, di fatto, sulle spiagge e nelle prigioni disse che si trovava all’incrocio tra umanità e sicurezza. Scelse colpevolmente di percorrere la seconda strada aumentando ingiustizia, disagio, soprusi e paure.

Io scelgo l’umanità, lo dico a gran voce. Preferisco libertà e umanità rispetto ad altri valori percepiti come sicurezza e contenimento. Sapete perché? Lo sperimento in carcere, con le persone più deboli per strada, con chi ha la faccia da farabutto ma il cuore di panna. Lo sperimento con chi mi grida in faccia sussurrando alla sua umanità ormai sommersa.
L’umanità è l’unico modo. L’unica strada, per essere sicuri rimane veramente la scelta di essere umani e liberi. L’unico modo.

E se metteranno le telecamere, se lo faranno, vi assicuro che ogni volta che andrò a Villa Ines a trovare i miei ragazzi, mi volterò verso le loro lenti e, col mio occhio strabico, in un primo piano sgranato, farò una pernacchia….e continuerò a sorridere alla vita.