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Leggenda

La bufala della bandiera di San Giorgio presa in affitto a Genova dagli inglesi

La storia è tornata a spopolare sul web in occasione della finale di Euro 2020 Italia-Inghilterra. Ma la verità (purtroppo per noi) è ben diversa

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Genova. Nelle ore che precedevano la finale degli europei Italia-Inghilterra, e ancor più dopo la vittoria degli Azzurri, è tornata a spopolare sul web la storia della bandiera di San Giorgio che gli inglesi avrebbero preso in affitto dai genovesi a fronte di un canone che da esattamente 250 anni non viene più corrisposto. Benché ripresa non solo da pagine social che sfornano meme, ma anche da testate giornalistiche autorevoli, si tratta di una bufala – o, se preferite, di una succulenta leggenda metropolitana – e adesso spieghiamo perché.

Il primo fatto curioso è che questa storia, per secoli dimenticata, ultimamente è stata messa in giro proprio dagli inglesi. L’ultimo documento “genovese” in cui viene citata, infatti, è la lettera di presentazione del padiglione britannico all’Expo di Genova del 1992 – l’esposizione internazionale specializzata che celebrava i 500 anni dal viaggio di Cristoforo Colombo – in cui si legge, tradotto dall’inglese: “La bandiera di San Giorgio, una croce rossa su fondo bianco, fu adottata dall’Inghilterra e dalla Città di Londra nel 1190 per le navi inglesi dirette verso il Mediterraneo affinché potessero essere protette dalla flotta genovese. Per questo privilegio, il Monarca inglese corrispondeva al Doge di Genova un tributo annuale“. Il testo, riportato in un libretto illustrativo realizzato dal Comune di Genova, porta la firma di Sua Altezza Reale il Duca di Kent e l’effige della presidenza del Regno Unito.

Questa versione è stata tratta con ogni probabilità dal libro “St. George in English History: The Making of English Identity” dello storico contemporaneo Michael Collins che cita a sua volta un altro storico contemporaneo di lingua inglese, Jonathan Good, e il suo scritto “The cult of St. George in Medieval England” in cui si parla del vessillo di San Giorgio come di una “creazione genovese”. Ma la vera fonte, come ha ricordato in queste ore uno storico genovese, Giacomo Montanari, deus ex machina dei Rolli Days e attivo sui social come debunker di bufale, sarebbero i “Castigatissimi Annali di Genova” del vescovo Agostino Giustiniani, pubblicati nel Cinquecento, infarciti di contenuti propagandistici per magnificare la nobile Repubblica.

A buttare benzina sul fuoco è stato nel 2018 il sindaco di Genova Marco Bucci che, a margine della conferenza stampa a Tursi sul primo anno della sua amministrazione, ha annunciato “la più grande operazione di marketing che Genova potrebbe fare”, cioè “chiedere alla regina gli arretrati dell’affitto della croce di San Giorgio“. A supporto dell’iniziativa è partita persino una comunicazione ufficiale a Buckingham Palace: “Your Majesty, I regret to inform you that from my books it looks like you didn’t pay for the last 247 years

Un anno dopo, presentando la neonata festa della Bandiera istituita proprio per il 23 aprile, giorno di San Giorgio, Bucci riferì degli sviluppi: “Abbiamo ricevuto una lettera direttamente da Buckingham Palace – ha raccontato il sindaco -: la famiglia reale ringrazia per la ricerca approfondita che abbiamo svolto sugli scambi del passato e l’organizzatore dei viaggi reali sta ipotizzando un soggiorno di qualche membro della famiglia reale qua a Genova. Ma sulle nostre rivendicazioni di tipo economico non abbiamo avuto risposte precise”.

Una vicenda che riempie di orgoglio, ma che purtroppo è del tutto priva di documentazione storica, come ha spiegato più volte negli ultimi anni l’esperto di storia medievale Antonio Musarra, genovese, autore di numerose pubblicazioni e ricercatore all’università La Sapienza di Roma. Non esiste una sola fonte che parli di un tributo pagato a Genova per issare la bandiera di San Giorgio sulle navi inglesi. Nemmeno nel trattato del 1421 stretto con Enrico V, citato dallo storico genovese Francesco Maria Accinelli nel Settecento, se ne fa menzione. Questo non esclude che in futuro possano emergere documenti che lo attestino, ma per il momento siamo nel campo delle leggende.

Del resto ci sono numerose inesattezze storiche che da sole basterebbero a smontare la favola (un po’ autolesionista) raccontata dal Duca di Kent nel 1992 e ancora prima dagli storici di oltremanica e dal nostro Giustiniani. Anzitutto è impossibile che nel 1190 gli inglesi pagassero un tributo al doge, semplicemente perché il dogato come forma di governo venne istituito solo nel 1339 col famoso Simone Boccanegra, mentre a quei tempi la Compagna Communis Ianuensis era retta da consoli. C’è poi un altro problema: la croce rossa in campo bianco compare già nell’arazzo di Bayeux che descrive la conquista normanna dell’Inghilterra culminata con la battaglia di Hastings del 1066. Perché mai gli inglesi avrebbero dovuto pagare il Comune di Genova (all’epoca non esisteva la Repubblica) per un simbolo che usavano già?

Generico luglio 2021

L’equivoco, probabilmente, è ancora più a monte e nasce dalla sovrapposizione tra il culto di San Giorgio e la bandiera che in seguito fu associata alla sua figura. I primi documenti storici la citano infatti come vexillum Sancti Petri, vessillo di San Pietro, concesso dal papato a chi si fosse impegnato nella difesa della cristianità e quindi anche a coloro che poi si sarebbero chiamati crociati. Probabilmente è nello stesso modo, attraverso Guglielmo il Conquistatore, che quel vessillo approdò in Gran Bretagna, così come in molte città italiane che tuttora lo riportano su stemmi e gonfaloni (basti pensare che a Milano veniva chiamata “croce di Sant’Ambrogio”).

Ma cosa c’entra allora San Giorgio? Anche stavolta si tratta, almeno in partenza, di un equivoco. Nel 1198, per la prima volta, si trova citato negli annali genovesi il vexillum Sancti Georgii: l’espressione tuttavia non si riferisce alla bandiera, ma all’immagine del santo a cavallo che uccide il dragone tenendo nella mano destra – guardate un po’ – la bandiera con la croce rossa in campo bianco. La quale, comunque, risultava in uso regolarmente nel 1218 e veniva citata come insegna cruxata comunis Janue senza alcun riferimento al santo.

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È vero, tuttavia, che la mitologia e l’iconografia di San Giorgio, benché di origine orientale, si diffusero soprattutto a partire dalle nostre sponde grazie alla Legenda Aurea del beato Jacopo da Varagine (Varazze), arcivescovo di Genova, che la compose tra il 1260 e il 1298. Fu probabilmente in quell’epoca, dopo la terza crociata, che la figura del santo divenne ispirazione cavalleresca e quindi emblema di uno Stato in continua espansione nel Mediterraneo. Ben presto il culto di San Zòrzo si radicò negli ambienti marinareschi e mercantili genovesi, fino al punto che l’insegna crociata finì per essere associata al leggendario martire protocristiano.

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La diffusione del testo di Jacopo da Varagine in Europa fu enorme, anche prima dell’invenzione della stampa. E fu proprio nelle miniature del Trecento a corredo delle centinaia di manoscritti dell’opera che San Giorgio a cavallo iniziò ad apparire tappezzato di croci rosse in campo bianco. Ad ogni buon conto, la prima associazione esplicita tra Inghilterra e San Giorgio risale al 1348, quando Edoardo III lo scelse come santo patrono del suo Ordine della Giarrettiera e iniziò a usare proprio quella croce nel paranco del suo stendardo reale. Genova, insomma, aveva fatto la sua parte in tutta questa storia. Ma di certo non abbastanza per poter chiedere l’affitto arretrato sulla bandiera.

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