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Catastrofi naturali, Italia sesta nel mondo per numero di vittime. In 20 anni persi anche 28 miliardi di euro

La natura ci sta presentando un conto salatissimo. Nel calcolo, però, anche le vittime del Morandi

Genova. Nella classifica delle vittime riconducibili a catastrofi naturali degli ultimi 20 anni, l’Italia si piazza al sesto posto su 196. E il conto è salato, con una perdita di circa 28 miliardi di euro, che significa 1,4 miliardi all’anno.

La graduatoria arriva dal report annuale del Climate Risk Index, pubblicato in occasione della Conferenza sul clima in corso a Madrid (Cop25), e si basa su uno studio di Germanwatch, che calcola il danno, umano e materiale, degli eventi estremi.

Il nostro paese si piazza nella top ten, superato solamente da Myamar, al primo posto, Russia, India, Francia e Cina: tra il 1999 e il 2018 l’Italia ha registrato 19.947 morti riconducibili agli eventi meteorologici estremi.

Nello stesso arco di tempo le perdite economiche sono state quantificate in 32,92 miliardi di dollari, che significa “poco più” di 28 miliardi di euro. Tra le tipologie di catastrofi considerate troviamo terremoti, alluvioni, frane, mareggiate, incendi, ondate di calore e gelo.

Spicca però un dato forse poco coerente, soprattutto per noi genovesi: nel computo delle vittime del 2018 sono inserite anche le 43 persone morte a seguito del crollo del Ponte Morandi: al momento la magistratura sta indagando per capire le cause e le eventuali responsabilità, come è noto, ma ascrivere quella tragedia nella categoria delle catastrofi naturali sembra quanto meno inverosimile. Anche perchè, se la caduta di un ponte a causa del suo (probabile) stato conservativo è considerata catastrofe naturale, la domanda successiva sarebbe, ma allora cosa è la Natura?

Tralasciando questa considerazione, e ricordandoci le difficoltà appena trascorse in questo ultimo mese di pioggia, che forse solo per fortuna non hanno causato vittime come in altre parti di Italia, trovare il nostro paese così in alto in questa triste classifica dovrebbe suscitare qualche riflessione in più sulle priorità della nostra classe dirigente. Che la testardaggine diventi la prossima categoria di catastrofe naturale?