Le indagini

Ex pentito di mafia freddato a Chiavari, l’autopsia conferma: ucciso con un colpo di pistola alla nuca

L'assassino ha colpito da circa due metri, forse con una 38. Eseguito lo "stub" su parenti e conoscenti: si stringe il cerchio dei sospettati

Genova. E’ stato ucciso da un colpo d’arma da fuoco alla nuca Orazio Pino, ex pentito di mafia di 62 anni (e non 70 come precedentemente scritto), freddato all’ultimo piano del silos della Conad in corso Dante a Chiavari la sera del 23 aprile.

L’autopsia, nonostante il bossolo non sia stato trovato (probabilmente è stato raccolto e portato via dal killer), ha estratto il proiettile nel cranio nella vittima. E l’arma, nonostante il foro di piccole dimensioni, sarebbe di calibro maggiore rispetto all’ipotizzato calibro 22. A sparare, ma la certezza la si avrà solo con le analisi del proiettile da parte della scientifica, potrebbe essere stata una calibro 38: questo perché, spiegano gli investigatori, il colpo sarebbe stato frenato dalla presenza del berretto che la vittima aveva in testa a causa del freddo e pioggia di quella sera. Il killer avrebbe sparato da circa due metri di distanza: un colpo sicuro alle spalle che non ha dato al 62 enne alcuna chance.

Le indagini proseguono celermente. La squadra mobile, coordinata dal dirigente Marco Calì sotto la supervisione del sostituto procuratore Silvia Saracino, ha fatto sequestrare dalla scena del delitto alcuni mozziconi di sigaretta, ha sequestrato e sta facendo analizzare gli abiti della vittima alla ricerca di tracce biologice e alcune impronte rilevate nel parcheggio anche se si tratta di un luogo con parecchie vie di accesso (e di fuga) e molto frequentato.

Prosegue poi l’analisi delle numerosissime telecamere della zona (quelle al quinto piano del silos, tuttavia, non erano attive) per tentare di ricostruire i movimenti dell’assassino o degli assassini.

Si apprende inoltre che su famigliari della vittima e sui conoscenti, tra cui la 40enne colombiana ex socia in affari ed amante di Pino (che lo aveva denunciato per furto di alcuni preziosi), è stato eseguito lo stub, accertamento tecnico che analizza i residui di sparo che si disperdono dopo l’utilizzo di un’arma da fuoco e che va effettuato nelle prime ore dopo un delitto.

Da lì potrebbero arrivare risposte decisive per gli investigatori che considerano sempre più residuale la pista della vendetta di un clan mafioso, ma stanno invece stringendo il cerchio sulla vita attuale di Pino e sulla ristretta cerchia di persone che ha frequentato in questi anni per ragioni commerciali o personali.