“Quel green pass che non arriva”, all’Asl 3 genovese centinaia di mail ogni giorno - Genova 24
Cosa fare

“Quel green pass che non arriva”, all’Asl 3 genovese centinaia di mail ogni giorno

Da chi ha fatto il Covid e quindi solo una dose a chi si è vaccinato all’estero, tanti i problemi da risolvere in tempo per il 15 ottobre

Generico settembre 2021

Genova. C’è chi protesta contro il green pass e chi, quel certificato – cartaceo o digitale che sia – lo vorrebbe moltissimo ma non riesce a ottenerlo. Sono molte le persone che, per anomalie gestionali, informatiche o per banali errori di compilazione, si trovano a non avere mai ricevuto, anche se immunizzati, il lasciapassare riconosciuto a livello italiano ed europeo.

Una problematica, quella del “green pass che non arriva” declinata in diverse maniere e che ormai si protrae da quando il certificato verde è diventato una realtà quotidiana. Sono tanti i lettori di Genova24 che ci hanno segnalato i loro disagi. Ma sono ancora di più quelli che ogni giorno si rivolgono all’Asl 3 Genovese per cercare di risolverli.

Abbiamo parlato con Chiara Ceccaroli, dirigente medico profilassi dell’Asl 3 che ci ha fornito una mappa per orientarsi nel dedalo di anomalie legate al green pass e che ci ha confermato come, con il nuovo decreto approvato, la partenza delle scuole e in genere il ritorno alle attività dopo il periodo estivo, le istanze da parte dei cittadini si siano moltiplicate negli ultimi giorni.

La casistica è piuttosto ampia ed è legata a un vizio di fondo: “La campagna vaccinale e l’instaurazione del green pass non sono andate di pari passo – spiega Ceccaroli – prima si è partiti con la somministrazione delle dosi e solo successivamente si sono adeguati i processi e le registrazioni a un sistema che contemplasse l’uso del green pass, anche da un punto di vista informatico sono stati necessari aggiustamenti in corsa”.

Il limbo dei vaccinati con una sola dose poiché guariti dal covid. Questo è il problema più frequente, secondo i dati in mano alla Asl 3. Moltissime persone, già in parte immunizzate perché reduci dall’infezione da Coronavirus, hanno effettuato solo una dose di vaccino su consiglio di medici di base e medici vaccinatori, consigli che spesso sono arrivati a voce o per “sentito dire”. Il ministero della Salute ha chiarito in corso d’opera questo punto ma prima di allora gli strumenti informatici delle Asl non erano settati su questo tipo di informazione. “Oggi ci troviamo a sanare un problema del passato”, spiega la dirigente Ceccaroli.

Alla Asl 3 istituita appositamente per risolvere questo tipo di problematiche – strategie.vaccinali@asl3.liguria.it – arriva ogni giorno un numero di mail nell’ordine delle centinaia, alcune scritte più volte dalla stessa persona che non vedendo arrivare una risposta continua a scrivere favorendo un ulteriore intasamento dell’indirizzo. “Evadere queste mail non è immediato – avverte la dottoressa – ma ci sono una decina di operatori attivi per cercare di risolvere i casi, una volta presi in carico, nel giro di 36 ore al massimo”.

Gli operatori sanitari dell’Asl 3, oltre a lavorare su contact tracing e seguire i contagi, si occupano di fare le verifiche sanitarie e la correttezza dei dati e apportano le modifiche necessarie al software di anagrafe vaccinale per fare sì che i dati vengano incrociati. Se queste modifiche non hanno esito significa che ci sono problematiche più complesse, di tipo informatico, e sono le strutture informative a doversene occupare.

Presto basterà essere guariti. Nel decreto approvato dal consiglio dei ministri e relativo all’obbligo di green pass nei luoghi di lavoro ci sono comunque alcune novità: per avere il certificato basterà avere un attestato di guarigione che durerà non più sei mesi ma 12 (qui tutte le novità). Ma nel frattempo le richieste continuano ad arrivare.

Gli immunizzati con ciclo completo ma a cui risulta una sola dose. E’ un problema che sta andando in progressivo esaurimento ma che si è verificato in gran numero a chi si era trovato a fare una vaccinazione eterologa (per esempio, prima dose con Astrazeneca, seconda dose con Pfizer). “Il green pass non arrivava sempre per un problema di tipo informatico che non riusciva a recepire la dose eterologa”, spiega Ceccaroli.

Rientrano in questa categoria anche coloro che hanno completato il ciclo di vaccinazione a Genova ma l’hanno iniziata all’estero o in un’altra regione, quindi se non hanno portato al momento del richiamo una documentazione apposita è mancata la registrazione sulle anagrafi sanitarie. Per chi si è vaccinato interamente all’estero e non riesca a ottenere il green pass, la Asl ha attivato un’altra mail registrazione.vaccinoestero@asl3.liguria.it. “Il rilascio del green pass è possibile solo per chi abbia ricevuto vaccini riconosciuti da Ema e Aifa”.

E poi ci sono gli errori banali, legati all’inserimento non corretto di dati anagrafici, numero telefonico o email, “che comunque sono stati raccolti in maniera sistematica solo quando si è iniziato a parlare di digital green”, ricorda la dirigente Asl 3.

La platea dei guariti e nessuno che li certifichi. Il certificato di guarigione da Covid non è un certificato in carta libera: è il medico curante che dovrebbe caricare l’avvenuta guarigione sul portale regionale Poliss. A volte, però, il cittadino non riesce a contattare il medico, o non lo ha. Anche per queste tipologie di persone la mail dedicata dell’Asl 3 è strategie.vaccinali@asl3.liguria.it.

leggi anche
Alla Suerte una serata dedicata ai giovani con il Green Pass
Modifiche
Green pass, ecco come cambiano le regole per guariti e vaccinati con una sola dose
green pass studenti università genova
Eccoci
Dal 15 ottobre green pass obbligatorio sui luoghi di lavoro pubblici e privati
salvini
Rivendicazione
Green pass, Salvini a Genova: “Se non c’è l’obbligo vaccinale è grazie alla Lega”