Cronaca

Certosa, in coda per ore “per quattro spiccioli”: il contributo di Aspi alle aziende diventa un risarcimento del danno

Quello che inizialmente sembrava un'erogazione liberare assume qualificazione giuridica e potrebbe stoppare eventuali cause future

Genova. “Una situazione come quella che abbiamo visto alle scuole Caffaro è irrispettosa della dignità umana. Gente in coda dalle 5 di mattina per quattro spiccioli”. E’ duro il commento di Pietro Lombardo, la cui famiglia ha un negozio di fiori in via Canepari a Certosa, di fronte alla coda di centinaia di artigiani e titolari di aziende della zona di Certosa allo sportello aperto questa mattina da Autostrade. E Fabio Bertoldi, veterinario di via Fillak rincara: “Si lavano la coscienza dando due caramelle, ma non possono cavarsela cosi. Dobbiamo riprenderci la nostra dignità di di cittadini”.

E’ successo tutto nel giro di pochi giorni. Venerdì Aspi ha contattato le aziende del quartiere a cui già aveva erogato un contributo per convocarle questa mattina e versare un secondo contributo pari a quello erogato a settembre e che, in base al modulo che viene fatto firmare, rappresenta un contributo “a copertura e ristoro dei danni subiti fino alla data del 15 febbraio 2019”.

“In molti hanno firmato un modulo che nessuno aveva mai visto e che secondo noi contiene elementi un po’ inquietanti come il fatto che nel risarcimento dei prossimi tre mesi, che è pari alle poche migliaia di euro gia erogate c’è di mezzo anche il mese di dicembre e tutti sanno che il periodo di Natale è quello più remunerativo di tutto l’anno per molti commercianti” spiega Massimiliano Braibanti del comitato zona arancione Ponte Morandi che da mesi cerca di tenere insieme singoli e azienda che hanno subito danni, non solo economici, per porsi collettivamente davanti ai giganti di Aspi. “Visto che avevamo cominciato un’interlocuzione avrebbero potuto convocare i comitati, darci il modo di far esaminare i moduli ai nostri legali e di discuterne insieme i contenuti, invece hanno fatto da soli in fretta e furia”.

“Ciò che appare quantomeno strano – commenta l’avvocato Raffaele Caruso che supporta il comitato zona arancione – è che Autostrade a settembre aveva trattato i primi contributi come una sorta di erogazioni liberali senza implicazioni giuridiche. E ora, all’improvviso, il giorno dopo l’approvazione del decreto Genova si presenta con un altro modulo che dà una vera e propria qualificazione giuridica sia al passato sia al futuro, come si trattasse di una quietanza. E così quello che all’inizio sembrava ossigeno per le aziende in difficoltà è diventato un pezzo di risarcimento”. Con conseguenze ancora tutta da vedere. Infatti a differenza del primo modulo dove era esplicitato che “il contributo erogato dalla società non pregiudica il riconoscimento di ulteriori somme dovute ad altro titolo”, non è al momento chiaro se questi risarcimenti escludano o meno future ulteriori richieste danni: “Per questo – dice Braibanti, invitiamo coloro che domani torneranno allo sportello di Aspi a leggere e valutare con attenzione il modulo che verrà loro sottoposto”.

Non solo, altre cose convincono poco nel modulo che Autostrade strafacendo firmare a chi vuole i soldi ‘pochi, maledetti e subito. Non solo come era scontato Aspi ribadisce che “L’importo erogato non comporta alcuna assunzione di responsabilità da parte di Autostrade per l’Italia”, ma nella prima riga del documento l’azienda che vuole essere risarcita deve dichiarare che “allo stato attuale delle cose la propria attività risulta tuttora penalizzata come conseguenza immediata e diretta a seguito delle intervenute modifiche alla viabilità ordinaria disposte dalle autorità competenti in relazione agli eventi del 14 agosto 2018”. Quasi la colpa fosse del Comune se le strade sono chiuse e la città è ancora, nonostante l’apertura di via 30 giugno, spezzata in due.