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Le Patelle ferruginee tornano in mare, vietato staccarle, ecco come riconoscerle fotogallery

La patella ferruginea è considerata attualmente l'invertebrato marino più minacciato di estinzione in tutto il bacino ed è una specie protetta da convenzioni internazionali

Portofino. Si riconosce dal fatto che la conchiglia conica è a forma di “cappellino cinese”, che i bordi della conchiglia sono dentellati, che sono presenti dalle 30 alle 50 costolature radiali molto pronunciate. Il suo colore varia dal bruno al rossastro/ruggine. Da qui il nome di Patella ferruginea, una specie che ormai è praticamente assente dalle coste liguri, pur essendo stata a lungo in questo habitat. Vive attaccata agli scogli del litorale, per lo più a pelo d’acqua. Con un diametro che può raggiungere i 10 cm, è una delle più grandi patelle del Mediterraneo. È considerata attualmente l’invertebrato marino più minacciato di estinzione in tutto il bacino ed è una specie protetta da convenzioni internazionali.

Grazie al progetto Relife questo tipo di patelle si stanno reintroducendo nelle tre aree marine protette liguri: Portofino, Bergeggi e Cinque Terre e i ricercatori avvertono, nel caso si avvisti un esemplare di Patella ferruginea, non bisogna staccarla dallo scoglio, ma lasciarla nel suo ambiente naturale e inviare una segnalazione alla pagina Facebook di Ramoge, accordo tra governo Francese, governo Italiano e governo di Sua Altezza Serenissima il Principe Sovrano di Monaco, relativo alla protezione dell’ambiente marino e costiero compreso tra le zone costiere della Provenza, di Montecarlo e della Liguria.

Dopo la recente missione di metà giugno presso l’Area Marina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, nel corso della quale sono stati prelevati e trasportati in Liguria una decina di esemplari, il team di ricercatori ha messo in mare i primi individui. Il trasporto e l’inserimento avvengono posizionando le patelle, immediatamente dopo il prelievo, su piastrelle in granito preparate appositamente. Dopo aver marcato ogni individuo con un microchip, le piastrelle con le patelle vengono ancorate alle rocce della zona A dell’Area Marina Protetta di Portofino. Le patelle, ritrovandosi nel loro ambiente naturale, abbandonano la piastrella e si trasferiscono autonomamente sul substrato naturale, dove verranno periodicamente monitorate dai ricercatori che ne seguiranno gli spostamenti.

Le operazioni di riposizionamento delle patelle saranno oggetto di un servizio all’interno della trasmissione di Rai 1 Linea Blu che andrà in onda sabato 28 luglio.

Avviato ad ottobre 2016, il progetto “Re-establishment of the ribbed limpet (Patella ferruginea) in Ligurian MPAs by restocking and controlled reproduction” (LIFE15NAT/IT/000771 RELIFE) unisce l’Area Marina Protetta (Amp) di Portofino – coordinatore capofila, Acquario di Genova/Costa Edutainment, Softeco, il Dipartimento Distav dell’Università degli Studi di Genova, Parco Nazionale delle Cinque Terre, Area Marina Protetta Tavolara-Punta Coda Cavallo e Area Marina Protetta isola di Bergeggi. Il progetto è cofinanziato dall’Unione Europea tramite lo strumento finanziario Life nell’ambito della Rete Natura 2000.

Gli esemplari traslocati in questi mesi dall’Amp di Tavolara a quella di Portofino, sono stati inizialmente trasferiti al Laboratorio di CNR-IBF a Camogli, dove sono state allestite le vasche per l’acclimatazione prima dell’inserimento nella Zona A dell’Amp di Portofino. Alcuni esemplari sono stati anche portati all’Acquario di Genova per approfondire le tecniche di mantenimento. È stata allestita una vasca espositiva di ambientazione mediterranea per mostrare al pubblico questo invertebrato e favorire così la sensibilizzazione alla tutela di questi animali, un tempo oggetto di indiscriminato consumo alimentare.

Gli esemplari provenienti dall’Area Marina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo sono stati prelevati dall’Isola di Molarotto, in base ai risultati di uno studio genetico e ad un censimento eseguito dal Dipartimento di Scienze della Natura e del Territorio, Università di Sassari quattro anni fa. Tale studio ha messo in evidenza come l’Isola di Molarotto, in quanto sito con il maggior numero di individui in relazione alla superficie, si presenti come una “zona protetta” all’interno di un’area protetta.

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