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“Di carcere non ne vuol parlare nessuno”. E il ministro Orlando chiama Zalone

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Genova. “Di carcere non ne vuole parlare nessuno, di pene alternative e funzione rieducativa della pena siamo in pochissimi. Grazie a Luca Medici, Checco Zalone, che ci mette la faccia, perché la sicurezza si fa con i diritti”. Così scrisse il ministro Andrea Orlando postando il video di Zalone/Medici sul suo profilo Facebook.

checco zalone

Ma che c’entra Checco Zalone con il ministro della Giustizia? E’ una questione di diritti e di funzione rieducativa del carcere, come da articolo 27 della costituzione. Del resto Medici, per i più Checco Zalone, manuale di diritto alla mano, è competente in materia, avendo conseguito una laurea in giurisprudenza.

“Il ministro mi ha contattato per invitarmi a un’iniziativa sul tema, mi ha detto che parlare di detenzione in tv non fa audience e quindi mi è stato simpatico”, spiega Luca Medici tra il serio e il faceto.

Di qui il suo “personale apporto”, con la consueta ironia che lo contraddistingue: “Mi auguro che un giorno un detenuto possa entrare in banca e possa ricevere un mutuo perché rieducato. Oppure che so, si votino politici che sono stati in carcere e quindi rieducati. Invece – continua – ora avviene il contrario, cioè uno prima viene eletto, lì viene diseducato e va in carcere. Nella speranza che il mondo un giorno possa cambiare io esprimo la mia vicinanza a chi soffre in carcere, in condizioni non agevoli”, con “l’augurio di una presta libertà e una mitragliata di baci”, ha concluso Medici interpretando uno dei suoi primi personaggi, quel cantante neomelodico, che salutava gli amici della casa circondariale di Taranto.