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Teatro della Tosse: da Pirandello a Shakespeare in scena il Pinokkio degli “Scatenati”

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Genova. Tra maggio 2005 e ottobre 2010 la compagnia teatrale “Scatenati”, formata dai detenuti della Casa Circondariale di Marassi e dagli studenti tirocinanti del corso di Laurea in Dams della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Genova, ha dato vita a quattro spettacoli: “Scatenati” rappresentato nel maggio 2006 presso il Teatro Gustavo Modena, “Sono felice per te”, andato in scena nell’ottobre 2007 al Teatro della Corte e portato in tournée al Teatro Nuovo di Torino, “Mahagonny”, rappresentato nel febbraio 2009 presso il Teatro della Tosse e “Endurance”, rappresentato nell’ottobre 2010 presso il Teatro Duse.

Lo spettacolo “Pinokkio & Co.”, frutto del lavoro svolto dal novembre 2010 al novembre 2011, sarà rappresentato al Teatro della Tosse di Genova dal 17 al 19 novembre per un totale di sei repliche. “Pinokkio & Co.” racconta le vicende di un manipolo di detenuti evasi che, per un fatale errore umano o per colpa di un beffardo destino, capitano sul palcoscenico di un teatro mentre è in corso una rappresentazione di “Pinocchio” e si trovano così Pirandellianamente costretti a interpretarne i ruoli.

Ma poco conoscono del celebre romanzo di Collodi e così lo spettacolo si contamina di presenze assolutamente estranee che nascono forse da confuse reminiscenze infantili. Il Cappellaio Matto, i Tre Moschettieri, Capitan Uncino, Al Capone e tanti altri intrecciano il loro estro e le loro reciproche necessità mentre lo spettacolo sembra nascere momento per momento assecondando gli umori degli interpreti.
Si arricchisce qua e là di riflessioni inedite e a volte bizzarramente ammiccanti a Pirandello o a Shakespeare, quasi sembra avvolgersi su se stesso in una spirale tra il folle e il farsesco.

Dell’atmosfera da ‘favola’ rimane soprattutto il lato angosciante e kafkiano; l’inganno, la sopraffazione, la dolorosa sensazione di non riuscire a ‘vivere’ pienamente e, al tempo stesso, il dubbio che forse sia meglio così: perché la vita schiaccia le persone, mentre la favola si limita a deformarle.
Gli uomini che, sotto i costumi o dietro le maschere, si sforzano di raccontare la favola di Pinocchio non riescono a liberarsi del tutto dal senso di inutilità e di disinganno che la vita reale ha ormai inesorabilmente inculcato in loro.
Quasi immedesimandosi a fatica nei loro personaggi, cercano di giungere ad un epilogo, ad un finale almeno rasserenante, se non proprio lieto, ma i piani della realtà e della finzione si intrecciano continuamente, loro malgrado, verso una conclusione inaspettata, mentre gli interpreti continuano a sopravvivere fingendo di fingere.