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Palazzo Bianco presenta le sue mostre tra Orientalismi e Mecenati di ieri e di oggi

Doppio appuntamento per lo spazio espositivo tra i più belli di Genova

Genova. Palazzo Bianco presenta alla città due nuovi allestimenti, dedicati a due diversi aspetti della cultura che ha attraversato la storia della nostra città.

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Orientalismi

La mostra propone un itinerario attraverso le collezioni tessili, le raccolte di ceramiche e di arti decorative dei Musei di Strada Nuova seguendo il filo conduttore dei rapporti con l’arte orientale, un tema trasversale per tutta la cultura europea.

Il percorso comprende vari momenti di questa complessa e affascinante storia, in cui l’utilizzo di manufatti e le acquisizioni di modelli e tecniche orientali si alternano alle rivisitazioni fantastiche da parte degli artisti occidentali. Il mondo arabo, la Cina e l’India sono i principali interlocutori in questo viaggio che conduce il visitatore dal XVII secolo sino agli inizi dell’Ottocento, tra merletti, stoffe preziose, abiti, libri, accessori, parati liturgici e porcellane in gran parte inediti, alla riscoperta degli aspetti meno conosciuti di un dialogo tra culture che dura ininterrottamente da secoli.

Nella prima sezione, dedicata alle suggestioni dell’arte islamica sulle arti decorative europee del Rinascimento, verranno presentati alcuni importanti pizzi del XVI e XVII secolo, accostati a una sontuosa legatura libraria cinquecentesca, mentre nella sala attigua preziosi tessuti in seta operata testimoniano gli influssi dell’arte dell’Estremo Oriente sulla produzione europea del tardo Seicento e del primo Settecento.

Ai fiori indiani è dedicata la sezione in cui viene esposta per la prima volta una rarissima sciarpa in tulle ricamata con sete policrome, opera anglo-indiana, databile tra fine XVIII e inizi XIX secolo. Il manufatto è stato recentemente sottoposto ad un delicato intervento di restauro eseguito da Claudia Santamaria grazie al generoso contributo concesso da Giovanni Roberi nell’ambito delle modalità previste dalla Legge n. 106/2014 (Artbonus).

Le “cineserie” settecentesche sono il tema della sala successiva, nella quale sono esposti abiti ricamati con fantastici fiori “cinesi”, ceramiche e accessori popolati da figurine di orientali. Nell’ultima parte dell’esposizione il pubblico ha occasione di confrontarsi con un altro importante esempio di orientalismo, una raccolta di ceramiche di Delft settecentesche provenienti dalla prestigiosa collezione Scalabrino di Milano, recentemente donate ai Musei di Strada Nuova.

Conclude il percorso di visita uno straordinario paravento cinese laccato e dorato, in origine collocato nel palazzo De Ferrari di Genova e confluito successivamente nelle proprietà di Maria Brignole-Sale, Duchessa di Galliera che per la prima volta viene offerto all’ammirazione dei visitatori.

E’ prevista, nel mese di gennaio, l’apertura presso il Museo Diocesano di una mostra dal titolo “Orientalismi. Tessuti bizarre dalle chiese diocesane”che si collega strettamente all’esposizione di Palazzo Bianco e ne completa il percorso. Il Museo Diocesano infatti ospiterà una straordinaria rassegna di preziosi e inediti parati liturgici realizzati con tessuti bizarre, le lussuose stoffe operate prodotte tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo, i cui decori sono frutto di una libera e fantasiosa interpretazione di elementi tratti dall’arte cinese e giapponese.

Mecenati di Ieri e di Oggi

La mostra, che resterà aperta al pubblico a Palazzo Bianco sino al 6 maggio 2018, presenta dipinti dei Musei di Strada Nuova di grande interesse, parte dei quali mai esposti in precedenza.

Tutte le opere sono state restaurate negli ultimi anni grazie a sponsorizzazioni di privati, in particolare lo Studio Legale Rubini di Milano, e alla collaborazione con importanti istituzioni museali nazionali e internazionali.

Raffinate opere di scuola italiana e fiamminga del Cinquecento, su tavola (da Correggio, Dürer, Van Cleve) e su rame (di scuola fiorentina ed emiliana), si affiancano a dipinti di scuola piemontese e lombarda come il sontuoso Carlo Francesco Nuvolone e la rara pittrice Orsola Maddalena Caccia, e a capolavori di maestri genovesi di primo Seicento e di età barocca: tra gli altri Simone Barabino, Domenico Piola, Gregorio e Lorenzo De Ferrari.

Di quest’ultimo si espone l’inedita opera su tavola raffigurante Alessandro Magno scioglie il nodo gordiano e l’autografo disegno preparatorio della figura centrale del condottiero.
Altre opere, anch’esse restaurate, sono rimaste al loro posto lungo il normale percorso di visita, sicché la mostra si prolunga anche in altre sale dei Musei di Strada Nuova: si segnalano, tra gli altri, la Susanna e i vecchioni di Veronese, già nella prestigiosa collezione del marchese del Carpio e in comodato presso i Musei di Strada Nuova, esposta nella sala dei veneti di Palazzo Bianco, e la Sacra famiglia con i santi Gerolamo, Caterina d’Alessandria e angeli di Paris Bordon, esposta nel salone al primo piano nobile di Palazzo Rosso. Sempre in Palazzo Rosso si segnalano ancora la grande tela con La cacciata dei mercanti dal tempio di Guercino e il delicato ritratto giovanile di Luisa Brignole-Sale, sorella di Maria, Duchessa di Galliera, opera di Camillo Pucci.

I quadri ancora anonimi o di recente attribuzione sono un invito agli studiosi a proporre nomi e confronti, di cui si potrà rendere conto nel catalogo scientifico che proprio per questo vedrà la pubblicazione solo a fine mostra.

Merita ricordare che, nel caso dello Studio Legale Rubini di Milano, la sponsorizzazione rinnova un impegno già manifestato tre anni fa nei confronti delle collezioni di Palazzo Rosso.
Per altre di queste opere, a lungo in deposito, si tratta invece di una vera e propria ‘restituzione’, resa possibile grazie ai contributi ricevuti da altri musei per l’attività di scambio e prestito: la rassegna di dipinti che si presenta, infatti, racconta anche delle intense relazioni che i nostri musei hanno con enti italiani e stranieri – da Roma a Los Angeles, da Londra a Mosca, da Madrid a Washington – come riportato nelle singole didascalie.