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Economia

Alimentari, Confesercenti Genova: “Nuove norme penalizzanti per le pmi”

Genova. “Non bastavano le nuove linee di indirizzo per la formazione degli Operatori del Settore Alimentare (c.d. OSA), introdotte dalla Regione Liguria, le quali prevedono ulteriori, onerosi obblighi di formazione per titolari e dipendenti in un periodo di drammatica crisi: a penalizzare ulteriormente il settore arrivano dal 24 ottobre i nuovi obblighi riguardanti i contratti di cessione di beni alimentari tra produttori/grossisti e dettaglianti/ristoratori previsti dal Decreto Liberalizzazioni”. A parlare è Andrea Dameri, direttore Confesercenti Genova.

“Nate con il giusto obiettivo di tutelate i produttori agricoli nei confronti dello strapotere contrattuale della grande distribuzione, le norme in questione – nella loro attuale formulazione – finiranno inevitabilmente con penalizzare le pmi della ristorazione, del turismo, dell’alimentare e le erboristerie.
La norma introduce infatti non soltanto l’obbligo della forma scritta per i contratti aventi ad oggetto alimentari(comprese le bevande) e la previsione di alcuni contenuti essenziali per gli stessi (es. durata, modalità di consegna e pagamento, ecc…), ma anche quello di pagamento entro 30 e 60 gg (rispettivamente per prodotti deperibili e non), con sanzioni che in caso di inadempimento vanno da € 516 a cinquecentomila”, prosegue.

“Questa stretta penalizzante mina l’ottimo rapporto di fiducia sviluppato con grossisti e produttori dalle piccole e micro imprese, grazie al quale è stato possibile raggiungere un’ideale flessibilità sulle modalità di pagamento che ha aiutato non poco il settore in questi tempi di crisi. E’ evidente che una misura del genere non può che deprimere ulteriormente l’acquisto di merce da parte delle imprese del settore, con conseguenze nefaste per l’intera filiera agroalimentare”.

“Per questo chiediamo al Governo nell’ulteriore decreto attuativo della norma in questione che è in via di emanazione di escludere dall’applicazione delle suddette norme i piccoli negozi e pubblici esercizi, così da evitare che il nostro negoziante sia equiparato alle grandi centrali di acquisto di rilievo nazionale – conclude Dameri – In caso contrario valuteremo azioni di tutela delle categorie in tutte le sedi, anche perché un intervento di così radicale interferenza in materia di contrattazione privata presenta a nostro giudizio possibili profili d’incostituzionalità”.