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“Italiani, caratteri vecchi e nuovi”, perché è ancora necessario parlare di noi

Le conversazioni di Palazzo Ducale, in programma sabato 14 e domenica 15 dalle ore 16,30, per indagare, discutere e riflettere sull'identità di un popolo inquieto

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Genova. Una due giorni per parlare tra noi, di noi. Questa l’intento della rassegna “Italiani, caratteri vecchi e nuovi” in programma questo fine settimana a Palazzo Ducale. Sei conversazioni con chi questi italiani li conosce e li osserva da tempo, studiandone gli usi e i costumi di un “popolo” del tutto particolare, capace di grande unitarietà ma anche di solenne fastidio interiore.

“Un paese che non si trova, che non ha di sé un autoritratto collettivo e, sia pure a grandi linee, condiviso, è un paese che si muove con affanno nel presente e con spavento nel futuro – sottolinea Ernesto Franco, che ha curato l’evento – Non serve a nulla allora la tanto decantata “bellezza” se non si sa cos’è, come si è costruita nel tempo”.

Gli italiani, quindi, spesso troppo abituati a vivere “di rendita” rispetto ad un passato narrato come glorioso, senza preoccuparsi di costruirne di nuovo: “Non serve a nulla il famigerato “genio” nazionale, se non si sa cosa pensare. Non serve a nulla la supposta capacità di “improvvisare” se non si conoscono le note – continua Franco – E’ una questione di prospettiva, sia verso il passato che verso il futuro. Forse la cosa di cui noi italiani abbiamo più bisogno”.

Al centro delle sei conversazioni, quindi, quella cosa complessa che è essere italiani, più o meno consapevoli, che ci rimanda una identità inquieta, che in qualche modo sa esprimere passione, tutti i giorni.

Sabato, a partire dalle 16,30, si alterneranno al microfono lo storico Aldo Schiavone, che ricorderà di quanto sia importante mantenere una memoria della nostra identità nel corso dei decenni, il filosofo Roberto Esposito, che illustrerà cosa sia il “pensare italiano” e il giornalista Ezio Mauro, che proverà a fare un quadro sulla declinazione degli italiani attraverso i mass media.

Domenica si replica con Corrado Augias, che proverà a rispondere alla domande se veramente possiamo dirci e sentirci italiani, mentre lo storico inglese Paul Ginsborg porterà nel dibattito anche un punto di vista esterno, che vede la componente famigliare come fulcro della vita degli italiani. Chiuderà Donatella Di Cesare, filosofo, con l’indagine sulla dualità dell’identità italica: siamo un popolo di Marrani?

ITALIANI caratteri

Ecco il dettaglio del programma:

SABATO 14 OTTOBRE

Ore 16.30 – Aldo Schiavone, Italiani: tra storia e futuro
Due anniversari: l’Italia del 1961 e l’Italia del 2011. Come considerare oggi la nostra storia. Più oscuro è il passato, più incerto il futuro. Quanto è vecchio il nostro pessimismo? L’identità perduta: la forza dei caratteri e la fragilità dello Stato. Lo sbiadirsi dell’orizzonte europeo.
Il terribile Novecento italiano e le sue contraddizioni. All’inseguimento della modernità altrui. La terza rivoluzione tecnologica e lo sformarsi del tessuto sociale e ideale del Paese: le paure di chi non sa ritrovare sé stesso. Come (non) si forma una classe dirigente, e come (non) si rinnova una democrazia.
La (ancora) provvisoria reversibilità del declino e l’Italia delle giovani generazioni. Il tempo che ci resta: meno che fino al 2061.

Ore 17.30 – Roberto Esposito, Pensare italiano
Nel mio intervento proverò a definire i caratteri generali del pensiero italiano in rapporto alla sua storia e al contesto in cui è maturato, a partire dalla stagione rinascimentale fino ad oggi. Nato al di fuori di un organismo statale unitario, il pensiero italiano si caratterizza per una capacità di assorbire elementi da altre culture, trasformandoli in maniera originale. A differenza di altre tradizioni filosofiche, rivolte all’analisi del linguaggio, della coscienza interiore, di questioni metafisiche, il pensiero italiano appare fin dalla sua genesi rivolto verso il mondo esterno. Esso, anziché elaborare un lessico filosofico specialistico, tende a sovrapporre linguaggi diversi come quelli della letteratura, dell’arte, della storiografia, della politica, dell’antropologia. Al suo centro vi la relazione tra storia, politica e vita materiale. Come la nazione in cui si è sviluppato, prevale in esso l’apertura a potenzialità che non sempre si realizzano, ma proprio per questo si prestano ad acquisire nuove ed inedite configurazioni.

Ore 18.30 – Ezio Mauro, L’opinione pubblica nella grande confusione italiana
L’opinione pubblica è un oggetto sociale in continua mutazione. E’ fragile e potentissima, promuove convinzioni irriducibili ma fugaci. Condiziona la politica, l’economia e la vita dei singoli. Accomuna le nazioni e le divide. E’ il mutevole specchio del sentire di una comunità.

DOMENICA 15 OTTOBRE 2017

Ore 16.30 – Corrado Augias, Ma che razza di italiani…
Perché possiamo dirci italiani? A settant’anni dalla firma della costituzione Corrado Augias ha cercato di tracciare un’identità le cui radici affondano nei mille diversi volti di un paese grande, bellissimo e tormentato.
A dispetto delle tante divisioni, storiche e attuali, c’è qualcosa che ci accomuna come italiani. Una serie di tratti che ci rendono immediatamente riconoscibili in qualsiasi luogo del mondo; nel male ma anche nel bene. Corrado Augias ci accompagna in un viaggio alla scoperta di ciò che definisce il nostro carattere nazionale. Un viaggio che procede nello spazio e nel tempo, dall’attualità alla ricostruzione storica. Si incontrano le testimonianze di grandi scrittori e poeti che all’Italia come nazione hanno dato volto, carattere e lingua prima ancora che esistesse uno Stato. Ciò che resta alla fine del viaggio è la scoperta di aspetti che riflettono un paese diviso ma ricco di enormi potenzialità alle quali raramente accade di pensare.
L’itinerario di un raffinato uomo di lettere, che ha imparato a guardare la sua patria da fuori senza però mai smettere di amarla. Sembra di sentir echeggiare nelle sue parole la celebre esortazione di Piero Gobetti: Bisogna amare l’Italia con orgoglio di europei e con l’austera passione dell’esule in patria.

Ore 17.30 – Paul Ginsborg, Italia. Famiglia
Tra i giornalisti, gli storici, i sociologi e i romanzieri britannici con esperienza delle cose italiane regna una straordinaria unanimità di vedute riguardo alla peculiare importanza della famiglia nella società italiana e alla sua centralità nella vita del paese. Ma fino a che punto questa onnipresenza e questo dominio emotivo e valoriale possono essere considerati un bene? Non c’è dubbio che le strategie familiari in certe realtà del paese, come per esempio i distretti industriali, giocano un ruolo assai importante per la fortuna della piccola impresa italiana. Ma è anche vero che l’Italia soffre di quella che può essere definita l’affettività malata. Non è l’affettività come sentimento a essere malato, ma l’utilizzo che se ne fa. Continuamente la sfera pubblica viene invasa da un moralismo familiare che ignora o cerca di aggirare le leggi dello stato. Così il familismo prende il suo posto accanto al clientelismo – due codici di comportamento non ufficiali che dominano in chiave negativa i rapporti famiglia-stato.

Ore 18.30 – Donatella Di Cesare, Italiani Marrani
Gli italiani sono un po’ marrani? È possibile scorgere qualcosa del loro carattere nella figura avvincente e inquietante del marrano, nella sua identità scissa, nella sua dualità? Ci sarebbero già motivi storici per supporlo. L’Italia sembra aver segretamente nascosto al suo interno, fino ad oggi, una grande quantità di marrani – anche quelli che non hanno mai sospettato di esserlo! Figlie e figli di ex-ebrei spagnoli e portoghesi, convertiti al cristianesimo, conversos che, dopo aver trovato approdo nelle grandi comunità italiane, da Genova a Livorno, da Ancona a Venezia, si sono sparsi ovunque, soprattutto al sud. Individualismo accentuato, propensione al dissenso, capacità di dissimulare: sono queste alcune tracce del marranesimo che vale finalmente la pena portare alla luce.

Le biografie degli autori sono consultabili sul sito di Palazzo Ducale, nella pagina dedicata all’evento