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Il circolo Cap verso la chiusura, la sede di via Albertazzi sarà messa all’asta

Dal 1946 punto di riferimento dei portuali e della sinistra genovese, ora rischia di chiudere i battenti

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Genova. Il circolo Cap di via Albertazzi, da anni punto di riferimento per i portuali ma anche per gli eventi del mondo politico e sindacale della sinistra genovese, rischia lo sfratto e quindi la chiusura. È l’epilogo di una storia che vede coinvolte aziende e banche, iniziata nel 2007 e legata alla nuova sede di fronte alla caserma dei vigili del fuoco. L’edificio a breve non sarà più disponibile per le realtà associative che lo frequentano poiché il 24 gennaio, a meno di ulteriori sviluppi, sarà messo all’asta.

“La fine del nostro circolo è per noi una prospettiva inaccettabile. Esistiamo dal 1946 e da quando siamo nella nuova sede abbiamo deciso di aprire alla città convinti che una sede dove si possa parlare, discutere, approfondire con serenità i tanti problemi che il mondo attuale propone possa essere utile”, dice il presidente del comitato direttivo Danilo Oliva. È lui stesso a spiegare in una nota che cosa sta succedendo.

Tutto inizia a dicembre 2007, quando il circolo versa 3,5 milioni di euro alla cooperativa Il Promontorio, costruttrice dell’edificio, tenendo in cassa i restanti 300mila per saldare l’acquisto della nuova sede. “Dal 2008 – continua Oliva – abbiamo cominciato a chiedere di saldare il dovuto considerato anche il fatto che eravamo in regime di comodato gratuito”. Tutto fermo fino al 2012, quando si scopre che sull’immobile grava un’ipoteca di 950mila euro per un mutuo che la cooperativa non aveva ancora saldato.

A ottobre 2014 il Cap versa i 300mila euro dovuti e diventa proprietario, ma restano i 600mila euro dovuti da Il Promontorio. A quel punto entra in gioco il gruppo Biasotti, interessato ad acquisire le aree tra via di Francia e via Albertazzi per la propria concessionaria, che nel 2016 si impegna con una scrittura privata ad avviare un confronto con la banca Mps e, secondo quanto sostenuto dal Cap, a saldare il resto del mutuo. “Per quanto siamo riusciti a capire – racconta Oliva – l’interesse di Sandro Biasotti era dovuto al fatto che il gruppo si era impegnato in un confronto con Esselunga per realizzare una nuova sede a Genova”.

Alla fine, invece, Esselunga non aprirà a San Benigno ma in Albaro, in via Piave. E così Biasotti comunica al Cap che non intende più rispettare l’accordo. Nel frattempo la cooperativa e la banca chiedono più volte un rinvio al giudice titolare della vertenza. Il termine ultimo è il 24 gennaio 2020: entro quella data, in assenza di un’intesa tra le parti o di una richiesta di sospensione, si procederà alla nomina del funzionario delegato all’avvio dell’asta per la vendita dell’immobile sede del circolo.

Il gruppo Biasotti intanto risponde accusando il Cap di aver diffuso una comunicazione dal contenuto “gravemente diffamatorio“. E precisa che “con la scrittura del 2016 Biasotti Group non ha affatto assunto l’obbligo di saldare il debito nei confronti di Mps ma solo gli obblighi, regolarmente adempiuti, di rimborsare al Porto di Genova le rate del muto fino ad allora pagate per circa 187mila euro e di coadiuvare Il Promontorio nella trattativa con Mps per la definizione del debito residuo. Detta scrittura è scaduta a gennaio 2019″.

“Biasotti Group – prosegue la nota dell’azienda – ha messo a disposizione della cooperativa ingenti risorse specificamente destinate al saldo di tutti i debiti de Il Promontorio, tra i quali il debito nei confronti di Mps, ma la cooperativa Il Promontorio, in violazione degli impegni assunti nei confronti di Biasotti Group ha destinato tali risorse ad altre finalità non note“. Nonostante tutto ciò Biasotti sostiene di aver “continuato a negoziare con la banca, Il Promontorio e il Porto di Genova una soluzione che consentisse di preservare gli interessi delle parti coinvolte”.

“Crediamo si tratti di una situazione inaccettabile e di un pericolo che questa realtà e Genova non possono correre, perché perdere il Cap significherebbe per la nostra città perdere un insostituibile luogo di incontro, confronto e accoglienza – commenta il Partito Democratico genovese e ligure in una nota – Negli anni il Cap ha ospitato i protagonisti del mondo culturale, sportivo, del volontariato e politico genovese e ha accolto i cittadini. In questo difficilissimo frangente, esprimiamo la nostra solidarietà al Circolo e alla preziosa squadra che ne costituisce l’anima. Il Partito Democratico sarà accanto al Cap in questa dura battaglia già lunedì 20 momento della conferenza stampa del Circolo e lancia un’appello a tutte le istituzioni e realtà genovesi perché uniscano le loro forze a difesa di questo presidio insostituibile per la città”.