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Decreto sicurezza, il consigliere Romanengo chiede al mondo scout scelte “concrete e coraggiose”

Storico capo scout dell’Agesci, il giovane consigliere municipale sprona il suo mondo a decidere quale futuro intraprendere

Genova. “La diversità di opinioni presenti nell’associazione è ricchezza e stimolo all’approfondimento delle nostre analisi; tuttavia non deve impedirci di prendere posizione in quelle scelte politiche che riteniamo irrinunciabili per la promozione umana”. Il patto associativo dell’Agesci, la più grande associazione di scout italiana, parla di scelte politiche irrinunciabili per la promozione umana. Da settimane nel mondo cattolico e anche in quello scout non mancano le riflessioni sul decreto sicurezza, ma se esistono prese di posizioni come quella dell’Agesci siciliana, e di altre comunità locali, l’associazione a livello nazionale non ha detto nulla: i vertici degli scout ne parlano nei loro comitati interni ma quasi mai ne esce una presa di posizione pubblica come ci si aspetterebbe dai giovani cattolici impegnati nel civismo e attivi sul territorio.

A stimolare una riflessione sul mondo scout e sulla mancata presa di posizione sul decreto sicurezza ma non solo ci pensa il genovese Lorenzo Romanengo, storico capo scout Agesci ma anche impegnato in politica (è consigliere municipale del Pd) che pone al mondo dell’Agesci alcune domande partendo dall’evoluzione del mondo scout da ‘uomini dei boschi’ alla via del civismo intrapresa da tempo, “fatta – scrive – di scelte concrete per fare dello scout un buon cittadino”. . Ma oggi, si chiede Romanengo “affrontiamo con coraggio queste scelte?”. E la sua risposta è negativa.

Difficile non notare per chi osserva dall’esterno questo mondo come da un lato gli scout siano bravissimi e utili a portare avanti attività rivolte alla cittadinanza, agli ultimi in particolare, sui territori, ma a questo non si accompagna mai una riflessione politica che ‘esca’ dal loro mondo un po’ chiuso: “Siamo bravissimi a parlare al nostro interno – dice Romanengo nella sua riflessione su Facebook – ma estremamente deboli e impauriti quando si tratta di prendere posizioni vere e forti nella società in cui viviamo”.

Gli esempi concreti non mancano: gli scout non hanno preso posizione sulle unioni civili omosessuali “eppure siamo parte di quella Chiesa, che, come la società intorno a noi, può e deve cambiare al suo interno” dice. Neppure sul decreto sicurezza è stato detto o fatto qualche atto aperto alla società civile, “per non parlare di tagli alla scuola, cultura, lotta alla mafia, neofascismo”.

La conclusione-provocazione è uno stimolo per un mondo degli scout affinché decida ‘da che parte stare’: “Se non sappiamo fare scelte veramente coraggiose e concrete allora torniamo a fare gli uomini dei boschi nei boschi. Lì non esiste il politically correct”