App innovativa

Una startup genovese per aiutare a parlare chi non può esprimersi

Genova. Arriva da Alos, una startup genovese, ondata da una psicologa e un ingegnere, una risposta “democratica” alla necessità di comunicazione delle persone con disabilità intellettiva. Dalla loro collaborazione, infatti, è nata ALOSpeak è un sofwuare touch screen che gira su Android, ma presto si svilupperà anche una versione IOS, che permette di facilitare e migliorare la comunicazione in persone con disturbi dello spettro autistico, deficit cognitivi, disturbi del linguaggio, afasia. A differenza degli strumenti tradizionali, però, questo software può essere installato su ogni tipo di tablet o cellulare, abbassando fortemente i costi per le famiglie.

“Comunicare è un diritto e per capirlo dobbiamo immaginare la frustrazione di quando esprimiamo qualcosa alle persone e queste non ci capiscono, e moltiplichiamolo per ogni momento della nostra vita. Comunicare permette di relazionarci ed esprimere ciò di cui abbiamo bisogno, e quindi riduce la frustrazione, riduce i comportamenti disfunzionali e rende, in un certo senso, felici”. A spiegarlo Federica Floris, psicologa ed esperta in neuropsicologia clinica e riabilitativa, con un’esperienza decennale nell’ambito della disabilità intellettiva e i disturbi dello spettro autistico che, assieme ad Alessandra Piaggio, ingegnere specializzata in applicazioni “mobile” ha fondato Alos.

“Io ho iniziato a lavorare con persone che hanno questo tipo di disabilità durante l’università – spiega Floris – poi l’interesse è cresciuto e tutto il mio percorso lavorativo si è concentrato su progetti per le persone che hanno disabilità. L’idea della startup, quindi, nasce dall’esperienza clinica continuativa che mi ha permesso di capire come sia importante per la riabilitazione trovare canali di comunicazione alternativi per chi non si può esprimere. La nostra mission, quindi, è quella di creare strumenti che facilitano la comunicazione in persone con disabilità e difficoltà comunicative. Il cuore del progetto, però, è quello di sensibilizzare tutti i contesti, da quello sanitario al riabilitativo, al fatto che la capacità di esprimersi favorisce l’autodeterminazione delle persone e garantisce una vita di qualità”.

Il funzionamento di Alospeak è molto semplice e parte da quelli che sono gli strumenti ti classici nella cura di queste patologie, ovvero carte con le quali si iniziano a comporre frasi. Normalmente si inizia a lavorare con strumenti cartacei – spiega – e quando le persone si abituano, si passa al software. Quelli in commercio sino a oggi, non sempre rispondono alle esigenze dei pazienti, e sono anche molto complessi nella personalizzazione. Questo può mettere in difficoltà i genitori e, per questo motivo, dopo aver studiato numerosissimi casi già esistenti, abbiamo lavorato sulla letteratura e da lì nasce ALOspeak”.

“Attraverso le immagini mostrate sul tablet, quindi, il paziente può scegliere tra tre diverse opzioni, chiedere aiuto, avere una pausa o iniziare il lavoro di comunicazione. In questo caso sullo schermo si vedono i soggetti della frase, i verbi e i complementi, che sono però collegati in maniera semplice. Nel caso del verbo mangio, ad esempio, si aprirà la pagina dei cibi. Il fatto che il nostro software sia strutturato per guidare la persona nella costruzione della frase ha anche un aspetto riabilitativo. Diamo, infatti, alla persona gli strumenti per comprendere gli elementi del linguaggio e raggiungere un certo livello di autonomia”.

“Abbiamo deciso di sviluppare il nostro software in forma di applicazione – prosegue – affinché ognuno lo possa scaricare sul device che preferisce e, in questo modo, possa aumentare la diffusione. Per adesso abbiamo fatto l’applicazione per Android e che ha questo sistema operativo la può installare su device anche economici”.

Ad oggi è partita una sperimentazione di tipo quantitativo che è ancora in corso e della quale non sono ancora stati resi noti i dati. “Dal punto di vista qualitativo, invece – piega Floris – abbiamo importanti risposte dalle persone con le quali stiamo collaborando. Abbiamo individuato, sopratutto, una riduzione dei problemi disfunzionali perché poter esprimere, in seduta o con i propri genitori, le esigenze del momento ha ridotto le difficoltà comportamentali. Molti anche i riscontri sulla taratura della app grazie al lavoro di logopedisti, neuropsicomotricisti, che l’hanno sperimentato – conclude – ci hanno dato ritorni su alcune funzioni. Una su tutte quelle di poter bloccare la app sul tablet per evitare che le persone escano per fare altro”.