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“Tréssa”: trame, tessuti e l’arte di annodare nella nuova installazione di Francesca Pasquali a Genova

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È un filo blue, non rosso, quello da seguire dal 10 giugno a settembre, quando si aprirà la grande manifestazione “GenovaJeans”, interamente dedicata al telo di Genova. Un filo misterioso che “si addipana”, direbbe Eugenio Montale, per condurre nel futuro di una Superba dalla verve e dall’anima sempre più contemporanea, con i giovani dell’Accademia Ligustica di Belle Arti in prima linea a tenerne e annodarne un capo.

Così Francesca Pasquali, dopo una prima donazione dell’opera “Origami” ai musei civici nell’ambito della mostra “ArteJeans 2020”, ritorna con la sua installazione “Tréssa”, creata coralmente con l’aiuto degli studenti dell’accademia, da lei stessa coordinati in un eccezionale workshop che ha coinvolto circa trenta giovani in un paziente lavoro manuale, un’installazione tattile, visuale e di grande impatto emozionale.

“Tréssa”, ovvero “treccia”. Parla in dialetto genovese Pasquali per calarsi anche linguisticamente in questi intrecci che uniscono la memoria e il futuro di Genova, città che ha nei suoi precordi i fili d’oro delle vesti delle dame del Cinquecento, quelli delle reti da pesca e quelli blue della tela jeans dei camalli del porto. Le trame, i tessuti, l’arte di annodare e unire come essenza, atto fondante e costitutivo di una città, dai nodi marinari così essenziali per il navigante a quelli concettuali di ponti ideali, come queste liane di 13 metri, che saranno poi riannodate dall’artista in un ponte sospeso, a memoria ma anche a simbolo potente che tutto si unisce, si scioglie ed è in mutamento.

“Ogni elemento che potenzialmente andrà ad intessere la maglia di questa ‘tréssa’ collettiva è il risultato di una lenta azione di scelta e annodamento, inserto e cucitura di lembi che insieme all’artista gli studenti hanno realizzato senza seguirne il linguaggio o imitandone la modalità operativa ma lasciandosi trasportare, nel farsi della ‘treccia’, dalla propria personale direzione creativa – scrive Ilaria Bignotti, direttrice del Francesca Pasquali Archive e critica d’arte – L’artista in un certo senso ha fatto da bussola ai naviganti e ciascuno ha scelto la propria rotta, se increspare di materia e arricchire di inserti il lungo tessuto o renderlo agile, asciutto e pronto a salpare velocemente nel mare di sguardi”.

“Metafore di un fare che nelle opere partecipate dirette da Francesca Pasquali spesso si ritrovano – prosegue – L’artista non impone mai un modello assoluto da seguire pedissequamente ma chiede che l’altro, fruitore e coautore, intervenga liberamente, adattando lei stessa il processo di assemblaggio finale e creando così una vera opera corale, che al proprio interno ospita le diverse visioni e i mutevoli approcci operativi di ciascun partecipante. Ma anche l’intera storia che ha visto dare alla luce ‘Tréssa’ è una metafora: l’artista ha viaggiato pazientemente dalla sua città emiliana per approdare a Genova, attraccando con la sua sensibilità sulle banchine del jeans, dove ad attenderla vi erano naviganti operosi, e insieme hanno creato itinerari per raggiungere rotte lontane e percorrere altre vie diverse, meraviglianti”.

L’installazione è visitabile dal 10 giugno al 9 agosto nello scalone monumentale dell’Accademia Ligustica di Belle Arti, in largo Sandro Pertini 4.

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