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“Sintomatologia dell’Esistenza” in scena all’ex manicomio di Quarto. Da luogo di “malattia” a luogo di cura

08/06/19

EVENTO GRATUITO
: - Inizio ore 21,00

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Genova. “Sintomatologia dell’esistenza. Un DSM per medici e poeti”, il nuovo spettacolo nato dal Gruppo Teatrale Stranità del Teatro dell’Ortica, dopo il debutto in prima nazionale al Teatro della Tosse di Genova lo scorso marzo, torna in scena nell’ambito del Festival Teatrale dell’Acquedotto 2019, sabato 8 giugno alle ore 21 presso lo Spazio 21 di Quarto Pianeta, nei locali dell’ex Ospedale Psichiatrico di Quarto (via G. Mag-gio 4 – Quarto).

La messa in scena di questo nuovo spettacolo completa il percorso degli ultimi due anni del gruppo teatrale/laboratorio Stranità, che, nato nel 1997, sta portando avanti da più di vent’anni il progetto di teatro sociale condotto dall’attrice e regista Anna Solaro: una vera e propria eccellenza genovese che negli anni ha saputo coinvolgere pazienti psichiatrici, attori, operatori socio-sanitari e cittadini attivi, e che ha come obiettivo quello di rompere la “quarta parete” tra palco e pubblico, ma anche quella tra chi cura e chi è curato.

“James Hillman sostiene che per curare le persone bisogna curare le loro storie – sottolinea Anna Solaro – e sul palco proviamo proprio a raccontare queste storie, che sono le storie di tutti i giorni, che sbucano fuori dai sintomi della malattia e in maniera estremamente varia, attraverso il dolore, l’ironia, la leggerezza, attraverso storie di ordinaria e straordinaria umanità”. E proprio da queste basi nasce “Sintomatologia dell’esi-stenza. Un DSM per medici e poeti”: dal confronto che si è aperto in laboratorio con gli attori / pazienti del gruppo è emersa l’importanza di raccontare la malattia menta-le dal punto di vista della storia personale più che del sintomo.

La trama dello spettacolo riflette questa dialettica maturata nei mesi di lavoro: la protagonista è una psichiatra che si trova davanti ad uno specchio di fragilità personali e di umanità, “uno specchio comune in cui osservarsi e confrontarsi, guardando negli occhi le nostre fragilità e i nostri limiti”. Fragilità e peculiarità che vengono portate sul palco, accostate, stravolte e ricomposte in un susseguirsi di scene che mettono in gioco an-che lo spettatore, non più osservatore distante ma chiamato in causa personalmente dalle testimonianze messe in scena.

“Uno spettacolo che è stato costruito direttamente sugli spunti nati durante il laboratorio – spiega Giancarlo Mariottini, aiutoregista dello spettacolo – durante il quale ognuno ha la possibilità di proporre le proprie idee”. La riflessione di porre al centro la persona al di là della malattia si pone come necessità storica e culturale “perché il rischio di stigmatizzare è nuovamente imperante nel nostro contemporaneo”.

Il bisogno portato dagli attori si è concretizzato in una drammaturgia che si fonda sul-la costruzione di stili narrativi spontanei ed autobiografici e che si interseca fitta con una partitura corporea che da sempre rappresenta la cifra fondamentale che la compagnia porta sul palco. Un lavoro che va alla ricerca della leggerezza, trovando efficaci escamotage narrativi per affrontare temi intensamente drammatici, che possono però incontrare elementi di paradosso e comicità.

“I nostri spettacoli sono il frutto di un processo che coinvolge pazienti ma non solo – racconta Mirco Bonomi, direttore artistico del Teatro dell’Ortica – perché la follia è qual-cosa da cui nessuno è veramente immune. Tutti possiamo finire nella malattia mentale all’improvviso. Ed è questo che fa più paura alla gente. – spiega Bonomi – Il nostro lavoro a teatro non è solo rivolto a chi sta male. Lo facciamo anche per chi assiste allo spettacolo, perché possa cambiare il suo modo di osservare il problema. Questa è lotta allo stigma”.

“Sintomatologia dell’esistenza” parla sì di diagnosi e delle relative codificazioni, ma facendone emergere “le persone”. Il teatro, quindi, che diventa un luogo di cura, di socialità, incontro e comunità: teatro che diventa casa, luogo di vita, vita che poi diventa teatro. Una grande epifania.

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