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Marco Cambri e le sue canzoni in dialetto al Circolo Arci Barabini di Trasta

24/11 » 25/11/18

: Circolo Arci Barabini di Trasta salita Cà dei Trenta, 3 - Inizio ore 21.00

Attenzione l'evento è già trascorso

Genova. Sabato 24 novembre, preceduto dal consueto TRASTAPASTA alle 19.30 (cenetta a prezzo simbolico), si terrà il concerto di Marco Cambri alle 21.

Nell’ambito della rassegna di musica dal vivo “NOTE CON-TRASTANTI” il cantautore ligure accompagnato da Marco Cravero alla chitarra e da Fabrizio Padoan al pianoforte presenterà “Saera i oeggi”, la sua nuova fatica discografica al Circolo ARCI Barabini di Trasta (salita Cà dei Trenta, 3 canc). Ingresso libero con tessera ARCI.

Marco Cambri Inizia a scrivere canzoni in dialetto alla metà degli anni 90, e nel maggio del 1998 fa il suo primo vero concerto al Teatro Gustavo Modena di Genova dove una registrazione in presa diretta divenne una musicassetta clandestina che iniziò a circolare e lo fece piano piano conoscere. Nel 2004 finalmente esce auto prodotto il CD “A CURPI DE PRIA” (A colpi di pietra) dove cantata è la Liguria della fatica del lavoro dei campi, dell’aria fina dei nostri monti, delle feste di paese, delle osterie, degli amori e dei personaggi della nostra gente.

Ogni canzone è una storia presentata in un’architettura musicale di qualità su cui s’appoggia una lingua ligure reale e non ricostruita. Non occorre però essere dialettofoni per essere coinvolti dalle emozioni suscitate da queste poesie in musica, Cambri sa incarnare uno spirito ligure dove, guardando il mare, si respira la terra odorosa di erba selvatica . Scritti su di lui: Le sue canzoni, in genovese, non sono la solita retrospettiva in dialetto, ma una collana di bozzetti come l’iniziale “A colpi di pietra” che dice “mi guardava attenta, con il sorriso tra i denti e la pietra fra le dita, dita perennemente tinte dal succo dell’erba”

Chi decide di scrivere canzoni in dialetto genovese deve coraggiosamente evitare due scogli diversissimi ma eguamente perigliosi: il folclore di maniera e un po’ turistico, e l’imitazione del capolavoro assoluto “Creuza de ma”. Marco Cambri riesce decisamente nell’impresa. Racconti costruiti sulla realtà, ma una realtà così selvatica e antica da divenire quasi fiaba. Marco ha una grande capacità di delineare, in pochi tratti, gli elementi salienti di un personaggio, di un luogo, di un lavoro.

I suoi testi sono innanzitutto poesie, perfettamente autonome e suggestive in sé, hanno già dentro la loro musica. Scrive in un dialetto stretto, non facile, dove sono rievocati termini non di uso comune. Ritratti di luoghi, persone, ambienti, da cui però Marco Cambri distilla il tratto “poetico”, distintivo, quell’elemento che permette a chiunque, che li abbia o non abbia vissuti o conosciuti, di riconoscerne l’universalità e quindi la prossimità, la parentela. Cambri, non si abbandona mai esplicitamente al sogno di un passato lontano o a una esibita e triste nostalgia, ma anzi si sforza di renderci tutto come se fosse attuale, presente, vivo.

La naturalezza della scrittura in lingua ligure delle poesie in musica di Marco Cambri, che dona loro verità e profondità di radici nella nostra terra, trasmette vibrazioni che arrivano subito al cuore di chi ascolta. Le sue canzoni liberano ricordi e immagini sospesi tra spazio e tempo, evocando il nostro mondo sospeso tra i monti ed il mare, certamente piccolo ma che riflette un’umanità universale.

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