L'umorismo di Bach e l'amore secondo Brahms nelle "Note dal mondo" del Coro del Teatro Carlo Felice di Genova - Genova24.it
mercoledì
27
Ottobre

L’umorismo di Bach e l’amore secondo Brahms nelle “Note dal mondo” del Coro del Teatro Carlo Felice di Genova

mercoledì
27
Ottobre
A Loano orchestra e coro del Teatro Carlo Felice

Genova. Nel secondo concerto della rassegna “Note dal Mondo” mercoledì 27 ottobre alle ore 20 il Coro del Teatro “Carlo Felice”, diretto da Francesco Aliberti, si avventurerà alla scoperta della produzione corale europea attraverso le opere di due autori cardini della tradizione germanica: Johann Sebastian Bach con il “Quodlibet BWV 524” e Johannes Brahms con i “Liebeslieder Walzer op 52” e i “Neue Liebeslieder op. 65”. Assieme al coro il quartetto vocale composto dal soprano Barbara Bargnesi, dal mezzosoprano Carlotta Vichi, dal tenore Blagoj Nacoski e dal baritono Filippo Polinelli, accompagnati al pianoforte da Patrizia Priarione e Sirio Restani.

La Germania è uno dei cuori pulsanti della musica occidentale e in quella nazione attraverso la speculazione filosofica la musica diventa veicolo di comprensione del mondo che supera la dimensione del puro piacere estetico e dell’intrattenimento. È in questa prospettiva che va colto il senso della musica di autori quali Bach, Beethoven, Schumann e Brahms: la musica sa dire più delle parole, sa parlare di Dio e dell’amore, esprimendo ciò che sfugge alla struttura logica del reale e del linguaggio.

Johann Sebastian Bach fu fine conoscitore dei segreti del contrappunto e se ne servì come strumento di costruzione formale. Tuttavia il principio di tale costruzione sta nell’incrollabile fede che orienta il senso di ogni attività umana. Eppure Bach fu uomo come tutti noi, un ragazzo divertente e appassionato, pur con una immensa capacità di soffrire, che amò le sue donne e seppe trascorrere con allegria e ironia i momenti belli della vita.

Il “Quodlibet” è uno dei pochi manoscritti ancora conservati del giovane Bach. Si tratta di uno scherzo musicale a quattro voci e basso continuo, composto per il proprio matrimonio con la cugina Maria Barbara e in cui si presenta una scanzonata compagnia di invitati e parenti che si divertono tra loro con insulti bonari e richiami a personaggi della vita reale, con una non trascurabile parodia stilistica sullo stile tardo seicentesco.

Nelle due raccolte dei “Liebeslieder Walzer”, elaborate su testi di Georg Friedrich Daumer, in cui gli elementi della natura evocano le diverse sfumature dell’amore, la composta semplicità della musica di Brahms, che molti studiosi fanno risalire all’approfondimento del repertorio di Haendel e che è comunque riconducibile alla genuinità della danza popolare, si coniuga a momenti di crescente passione e fervente lirismo, con un tratto compositivo tipicamente modale che anticipa i colori del Neomodalismo novecentesco.

Cordialità, grazia e leggerezza tipiche della Hausmusik si alternano a momenti di spessore drammatico, quasi a richiamare l’inquietudine emotiva dello Sturm und Drang, per poi confluire nel brano conclusivo, composto su testo di Goethe, in una richiesta di pace e serenità all’insegna di un Amore divinizzato, autentico orizzonte di una vita degna e completa.

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