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L’arte contemporanea internazionale torna a mostrarsi in presenza con la IV Biennale di Genova

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Dal 19 giugno al 3 luglio si tiene la IV Biennale di Genova – Esposizione Internazionale d’Arte Contemporanea, a cura di Mario Napoli, Flavia Motolese e Andrea Rossetti. Le sedi espositive sono Palazzo Stella, Galata Museo del Mare, Villa del Principe, Biblioteca Universitaria, Palazzo Doria Spinola, Palazzo Nicolosio Lomellino, Luna Piena Bistrot e Circuito delle Botteghe Storiche.

La Biennale vince dunque la scommessa della ripresa e porta l’arte contemporanea a diffondersi per la città. Organizzata da Satura Palazzo Stella, è intesa come momento partecipativo, un’occasione di ricerca – azione sulla relazione fra artista, arte, città e cittadino. L’evento che ha segnato una svolta nell’ambiente artistico genovese con le precedenti edizioni crea anche quest’anno un vero e proprio sistema espositivo diffuso: 45 location presenteranno infatti le opere di 210 artisti provenienti da 20 nazioni diverse.

Genova ospita così una delle prime biennali d’arte a tornare in presenza in Italia, una mostra dal forte taglio internazionale, grazie anche al suo marchio riconosciuto. Il progetto vuole proporre al pubblico un’offerta artistica di ampio respiro e che rappresenti un forte legame con il territorio, coprotagonista della manifestazione attraverso il coinvolgimento di diverse sedi istituzionali e museali. Sono offerte iniziative collaterali per valorizzare il patrimonio artistico e architettonico e creare un’esperienza unica che contribuisca a rilanciare il sistema culturale e turistico.

Un evento in controtendenza che ha ottenuto un risultato straordinario, considerando la grande partecipazione da parte degli artisti e la risposta positiva della città. La manifestazione appare in costante evoluzione, più convinta nella propria capacità di creare una congiunzione sociale diretta tra promotori culturali, arti visive e pubblico. Questa edizione ha infatti un significato importante perché, nonostante la pandemia, riconferma i traguardi raggiunti nel 2019. È l’ennesima dimostrazione che a Genova si può portare il mondo, creare un sistema vincente dedicato all’arte e scoprire un interesse crescente verso il contemporaneo come catalizzatore di socialità e sperimentazione.

L’idea di base è fare un’operazione massiva in cui l’arte sia protagonista in una città che è essa stessa un’opera d’arte, proponendo un modello di biennale in cui talenti emergenti e artisti affermati possano esporre le loro opere in un contesto libero e indipendente. Le centinaia di adesioni con cui gli artisti hanno risposto è la dimostrazione del fascino e delle potenzialità di Genova, oltreché della scelta vincente di aver creato una struttura inclusiva che permette di dare la stessa visibilità a tutti gli artisti chiamati ad intervenire all’esposizione internazionale, premiando però la qualità.

Oltre al Premio alla Carriera conferito all’artista tedesco Hannes Hofstetter, allievo di Joseph Beuys e docente all’Accademia di Belle Arti di Berlino Ovest negli anni ’90, e ad Achille Pace, uno dei fondatori del Gruppo Uno, invitato a partecipare alla XXXIX e alla XL Biennale di Venezia, quest’anno si è deciso di dedicare un omaggio speciale a due grandi: Plinio Mesciulam, recentemente scomparso, ed Emanuele Luzzati, visto che ricorre il centenario della sua nascita.

Questa edizione assume un ulteriore significato dimostrando la voglia di farcela e la possibilità di rialzarsi dopo le difficoltà. Si è mantenuta la rete di collaborazioni e sedi espositive, dando vita all’ambizione con cui è nata la Biennale di Genova: capillarizzare la mostra sul territorio per creare un’esperienza unica di fruizione. L’obiettivo è ricordare che l’arte dovrebbe essere vissuta nel quotidiano, in modo che produca un lascito concreto e si traduca in un’azione culturale piena. Le opere selezionate mostrano un panorama composito in cui la tradizione si integra a nuove ricerche espressive o alle più avanzate sperimentazioni tecnologiche, testimoniando che il mestiere dell’arte è raccontare il presente con tutte le sue contraddizioni e conservare la nostra identità assieme alla propria, senza se e senza ma.

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