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“Bestie di scena” alla Corte

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Ballano, cantano, litigano, seducono, impazziscono, amano, combattono. Bestie di scena che si illudono di vivere. È l’artista che, forse più di chiunque altro, ha segnato il teatro italiano del nuovo millennio. Emma Dante, dalla periferia della sua Palermo alla Scala o nei teatri di tutto il mondo, ha sempre creato lavori di indimenticabile forza e poeticità. Con Bestie di scena, la sua prima regia al Piccolo Teatro di Milano, ha riscosso un successo straordinario: oltre 16mila spettatori hanno affollato la sala Strehler nella scorsa stagione e poi una lunga tournée ha consacrato questo lavoro.

Lo spettacolo è uno struggente gioco al massacro, un’aguzza e dolente riflessione sulla vita e sul teatro. Ma è anche un affresco, un polittico, arioso e corale, affidato a un corteo di creature primitive eppure eternamente immutabili: uomini e donne, alle prese con l’insensata e amara felicità dello stare al mondo.

«Queste Bestie di scena – ha spiegato la regista – sono su un palcoscenico pieno di insidie e di tentazioni, il luogo del peccato, il mondo terreno. Lì c’è tutto ciò che serve: la casa, la stanza dei giochi, l’odio, l’amore, il rifugio, la paura, il mare, la trincea, la tomba dove piangere i morti, i resti di una catastrofe. Si illudono di vivere. Ballano, cantano, urlano, litigano, seducono, impazziscono, amano, combattono».

Quattordici attori e attrici, solidissimo gruppo di performer, sono nudi sulla scena vuota: frammento di umanità, schegge di una memoria impazzita, figurine, vecchi giochi che compongono una costellazione di azioni, tra ricordi struggenti e vitali composizioni. Eppure il clima è freddo, algido, muto. E le note languide di Only You dei Platters sono il parossismo di una contraddizione sentimentale: nel gioco del teatro, il rito e il lutto, lo struggimento e il dolore sono le chiavi per capire la vita.

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