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Luglio

Al Nervi Music Ballet Festival il Coro del Teatro “Carlo Felice” interpreta il “Requiem” di Mozart

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A Loano orchestra e coro del Teatro Carlo Felice

Genova. Nell’ambito del Nervi Music Ballet Festival mercoledì 28 luglio alle ore 21:15 ai Parchi di Nervi presso Villa Grimaldi Fassio il Coro del Teatro “Carlo Felice”, diretto da Francesco Aliberti, eseguirà la “Messa di Requiem in re minore K626” di Wolfgang Amadeus Mozart trascritta da Carl Czerny, con Patrizia Priarone e Sirio Restani al pianoforte. Con loro si esibiranno i solisti Barbara Bargnesi (soprano), Carlotta Vichi (mezzosoprano), Manuel Pierattelli (tenore) e Davide Giangregorio (basso).

Il “Requiem” di Mozart fu lasciato incompiuto alla sua morte il 5 dicembre 1791 e, com’è noto, completato in prima battuta su richiesta della moglie Costanza dall’allievo Franz Xaver Süssmayr, che produsse una versione completa, scrivendo lui stesso diversi movimenti basandosi su schizzi o istruzioni del maestro. La cupa grandezza dell’opera, la sua sobria colorazione strumentale e la sua nobile scrittura corale fanno intuire ciò che Mozart avrebbe potuto diventare se fosse vissuto abbastanza da assumere il “Kapellmeistership” (“maestro di cappella”) di Santo Stefano.

Il mistero che avvolge le circostanze della sua composizione, accentuato da diverse ricostruzioni fittizie e dalle implicazioni ancora poco chiare dei personaggi reali che si affacciarono sulla scena, è da sempre uno degli elementi di fascinazione dell’opera. Secondo un contratto firmato da Mozart davanti ad un avvocato il “Requiem” fu commissionato dal conte Franz von Walsegg-Stuppach, che millantava una certa capacità compositiva e amava spacciare il lavoro degli altri come proprio. Il nuovo “Requiem”, inteso come omaggio alla moglie del conte, faceva parte di quel gioco, pertanto il committente insistette sul fatto che Mozart non dovesse né fare copie della partitura né rivelare il suo coinvolgimento in essa e che la prima esecuzione fosse riservata all’uomo che aveva commissionato il pezzo.

Al tempo della stesura Mozart era profondamente impegnato nella scrittura di due opere: “Il flauto magico” e “La clemenza di Tito”. Insieme i tre incarichi erano troppo per un uomo che soffriva di febbri debilitanti. La maggior parte della sua debole forza è andata nelle opere, che sono state entrambe completate e messe in scena. Per quanto riguarda il “Requiem” vi lavorò forze permettendo e diversi amici vennero nel suo appartamento il 4 dicembre 1791 per cantare la partitura in corso di realizzazione. Tuttavia le sue condizioni peggiorarono e al momento della morte, la mattina presto, aveva finito solo l'”Introito” mentre “Kyrie”, “Sequenza” e “Offertorium” erano stati abbozzati. Gli ultimi tre movimenti “Benedictus”, “Agnus Dei” e “Communio” rimasero non scritti e quasi tutta l’orchestrazione era incompleta.

Sul piano musicale in questi autografi l’orchestra si dispiega più spesso con gli archi, su cui i legni conferiscono maggiore intensità e ottoni e timpani sono in gran parte invocati per aggiungere potenza ai tutti. Nella scrittura vocale gli intricati strati contrappuntistici di Mozart mostrano l’influenza dei maestri barocchi, come Johann Sebastian Bach e George Frideric Händel. Soprattutto nella “Sequenza” Mozart sottolinea la potenza del testo contrapponendo alle voci (il coro nel “Dies irae” e i solisti in “Tuba mirum”) importanti passaggi di trombone: è il caso di utilizzo del trombone più significativo e importante dell’intero catalogo di Mozart.

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