Cronaca

Megastore cinese in via Sestri, il grido d’allarme dei commercianti: “Prigionieri di una politica immobile”

Genova. Da una parte la crisi economica, dall’altra la politica immobile. In mezzo la città che cambia volto e diventa senza più terziarizzata, ma perde pezzi di territorio e di tessuto economico. E sotto la Lanterna, è ancora una volta il ponente a lanciare il grido d’allarme: in via Sestri il cambiamento è negli scatoloni che stanno entrando man mano nel palazzo della Carige, ora che la Upim ha chiuso i battenti.

“I cinesi hanno incominciato a fare i lavori. A presto il nuovo megastore cinese in via Sestri! E qui si resta prigionieri di una parte di città immobile. Ferma a 10 anni fa”, si sfoga sul suo profilo Facebook Agostino Gazzo, presidente Civ Ascom Sestri.

Non è una novità: per un’attività, a volte storica, che lascia, i megastore cinesi sono pronti a prenderne il posto. Un fenomeno ormai a macchia di leopardo in tutta la città: è successo con la libreria Assolibro in via San Luca, con Compagnia Unica in via San Vincenzo, e con il concessionario di auto a Brignole, per citare alcuni esempi. Ora sembra cosa fatta anche in via Sestri.

“Ma gli imprenditori cinesi, contro cui non abbiamo nulla, sono la risposta a un territorio maltrattato per dieci anni – spiega Gazzo – La causa è un tessuto che diventa sempre meno appetibile dal punto di vista commerciale. Il quartiere, per esempio, negli ultimi dieci anni è cambiato: le attività produttive fanno sempre più fatica e molte sono state falciate”.

Da una parte l’emergenza Fincantieri, Ilva, Piaggio, dall’altra le imprese del territorio che continuano a vedere immobilismo. “Le difficoltà sono note da anni ma non è mai stato fatto nulla. La politica non deve tamponare emergenze deve saper prevedere soluzioni e soprattutto programmare – sottolinea il presidente del Civ – è da anni che chiediamo un parcheggio. Invece oggi Sestri è sempre meno raggiungibile e sempre meno appetibile. Non ci stupiamo poi che vengano i cinesi. Nessuno investe più, tranne le imprese storiche, quelle che qui sono nate e che continuano a resistere”. E’ l’ultima chiamata, o l’ultimo tram prima che il territorio muoia. “Ma siamo scoraggiati – ammette Gazzo – anche Erzelli che doveva essere la promessa di rinascita si è rivelata un grande bluff, invece di portare lavoro lo ha tolto, trasferendo quello che ruotava sulla nostra economia sopra una collina isolata”.

I commercianti lanciano il grido d’allarme per Sestri che “non è ancora persa, ma siamo all’ultima fermata. Genova paga un prezzo altissimo per la crisi, ma è un conto che viene da lontano, da almeno 15 anni di politica trasversalmente assente. Vogliamo risposte – conclude Gazzo – non servono piccoli interventi a spot, serve una programmazione seria per il futuro del territorio. Prima che muoia”.