Futuro

Ex Ilva, Bucci apre al ritorno dell’acciaio a caldo a Genova: “Ma sia compatibile con l’ambiente”

Si fa strada l'ipotesi di un forno elettrico alimentato con energia nucleare, il presidente cauto: "Genova non è adatta per una centrale, ma può ospitare lo know-how"

ex ilva bucci

Genova. Sì al ritorno della produzione di acciaio a caldo nella fabbrica ex Ilva di Genova. Il presidente ligure Marco Bucci, all’indomani dell’incontro a Novi Ligure sul futuro dell’azienda, aderisce alla proposta dei sindacati (Fiom in testa) che spingono sull’ipotesi di un nuovo forno elettrico a Cornigliano per non dipendere più dalla produzione di Taranto.

Noi valuteremo tutte le ipotesi, siamo aperti a tutti i progetti che vengono anche dalla minoranza – spiega il governatore a margine dell’assemblea pubblica di Confindustria Liguria nello stabilimento di Ansaldo Energia a Campi -. Ho avuto un incontro coi sindacati che mi hanno messo sul tavolo alcune opportunità. È presto per parlarne perché non abbiamo ancora nessuna certezza dal punto di vista progettuale e finanziario, però siamo disposti a valutare tutto”.

Bucci però mette in chiaro: “Ovviamente bisogna far sì che queste cose siano compatibili con l’ambiente, non possiamo pensare di mettere insieme produzioni che non sono compatibili con l’ambiente. Ma oggigiorno la tecnologia è forte per dare la possibilità a tutti di fare cose importanti”.

Di un forno elettrico con laminatoi a caldo a Genova si parla ormai da qualche mese e lo stesso ministro delle Imprese Adolfo Urso aveva condiviso questa possibilità in un incontro coi sindacati. Ieri a spingere in questa direzione è stato il delegato della Fiom Armando Palombo, anticipando uno dei problemi che si porrebbero, cioè l’alimentazione di un impianto così energivoro. Tra le ipotesi c’è quella di una “mini centrale nucleare di ultima generazione” che incrocerebbe le competenze di Ansaldo Nucleare.

Su questo aspetto Bucci commenta con cautela: “Non penso che Genova sia il posto adatto per fare una centrale nucleare, ma certamente Genova è il posto adatto per avere la capacità di know-how e le agenzie di controllo per il futuro del nucleare in Italia”.

Ovviamente i conti andranno fatti con l’oste e cioè col nuovo proprietario che raccoglierà l’eredità di Acciaierie d’Italia. Il 10 gennaio 2025 scade il termine fissato dal Governo per l’invio di offerte vincolanti. Al bando hanno risposto finora 18 soggetti, 15 interessati a parti del patrimonio e 3 soggetti a quello complessivo. La priorità, condivisa da tutte le parti in gioco, è la cessione dell’intero pacchetto, senza spezzatini che “sarebbero la morte della siderurgia in Italia”, secondo i sindacati. Quindi nessuna volontà di scissione tra Genova e Taranto, ma il capoluogo ligure, che rifornisce tutti gli impianti del Nord Italia, punta a rendersi il più possibile autonomo.

Sullo sfondo c’è sempre la questione delle aree di Cornigliano, oltre un milione di metri quadrati vincolati dall’accordo di programma che fanno gola a molti soggetti, dalla logistica alla manifattura passando per la cantieristica. “Se non servono per l’acciaio potranno essere destinate ad altre realtà – conferma Bucci -. Stiamo ancora decidendo chi comprerà, dobbiamo fare gli incontri, ma siamo disponibili a valutare tutte le opportunità”.

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