Niente da fare

Corruzione, il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti resta ai domiciliari

L'avvocato di Toti aveva chiesto la revoca della misura dei domiciliari sostenendo che non esistevano più le esigenze cautelari. Ancora attuali per la Procura

giovanni toti

Genova. Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti resta ai domiciliari. Lo ha deciso il tribunale del Riesame dopo l’udienza di lunedì rigettando la richiesta di revoca presentata dalla difesa. Il provvedimento è stato notificato stamani alle 10.30.

L’avvocato di Toti, Stefano Savi, aveva chiesto la revoca della misura dei domiciliari sostenendo che non esistevano più le esigenze cautelari che ne avevano portato all’arresto due mesi fa, il 7 maggio.

La Procura aveva invece sostenuto che le esigenze cautelari, cioè il rischio di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio, erano ancora “concrete e attuali”.

savi toti

Per sostenere il rischio di reiterazione del reato è stata depositata un’ulteriore informativa della guardia di finanza sulla vicenda Esselunga. I pm hanno inoltre chiarito che i diversi colloqui politici autorizzati dalla gip con il parere positivo della Procura dimostrato che, pur nell’ambito dei domiciliari, a Toti non è stato vietato in toto di poter almeno in parte svolgere la sua funzione ma in maniera “controllata” per evitare appunto il rischio di reiterazione ma anche quello di inquinamento delle prove dato che ci sono in particolare alcuni funzionari regionali che ancora devono essere sentiti nelle indagini.

Per il momento quindi Giovanni Toti resta ai domiciliari presso la sua abitazione di Ameglia.

Scontato il ricorso in Cassazione, ma i tempi non si preannunciano brevi e l’udienza potrebbe tenersi a settembre.

E’ probabile che il presidente della Regione Giovanni Toti che resta ai domiciliari a questo punto chieda nuovamente di potersi confrontare con i suoi assessori e con la sua maggioranza. Finora ‘ufficialmente’ le dimissioni sono state escluse dai confronti, ma questa ulteriore tegola potrebbe far maturare decisioni diverse.

Di cosa è accusato Toti

Per la Procura il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti avrebbe accettato da Aldo Spinelli e Roberto Spinelli le promesse di vari finanziamenti e ricevuto complessivamente 74.100 euro  a fronte dell’impegno – di “trovare una soluzione” per la trasformazione della spiaggia libera di Punta Dell’Olmo da “libera” a “privata”.  Nelle oltre 600 pagine di provvedimento che due mesi fa lo ha portato ai domiciliari gli inquirenti ricostruiscono come sarebbe stata agevolata una pratica edilizia relativa al complesso immobiliare di Punta Dell’Olmo di interesse di Aldo Spinelli e Roberto Spinelli e pendente presso gli uffici regionali, di velocizzare e approvare la pratica di rinnovo per trent’anni della concessione del Terminal Rinfuse alla Terminal Rinfuse Genova srl (controllata al 55% dalla Spinelli S.r.l.) pendente innanzi al Comitato di Gestione dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, approvata il 2.12.2021, – di assegnare a Spinelli gli spazi portuali ex Carbonile ITAR e Carbonile Levante (assegnazione avvenuta rispettivamente in data 7.6.22 e in data 19.12.22), – di assegnare a Spinelli un’area demaniale in uso al concessionario Società Autostrade (ASPI). Ancora, sempre secondo quanto ricostruito dai pm, Toti avrebbe agevolato Spinelli nella pratica del “tombamento” di Calata Concenter. 

Come si difende Toti

Toti a poche settimane dall’arresto ha sostenuto un lungo interrogatorio davanti ai pm Federico Manotti, Luca Monteverde e Vittorio Ranieri Miniati. Ha ammesso in pratica tutti i fatti contestati (e scanditi da centinaia di intercettazioni) ma ne ha dato un’interpretazione diversa: non si è mai trattata di corruzione, a suo avviso, ma di finanziamenti tutti tracciati e di un comportamento volto all’interesse della Liguria e non dei privati.  Per la Procura proprio le sue ‘ammissioni’ rispetto ai comportamenti contestati costituiscono il rischio che reiteri quei comportamenti, che per la procura sono reati. Per questo si è sempre opposta alla sua scarcerazione. Per i pm c’è inoltre ancora il rischio di inquinamento delle prove, visto che alcuni funzionari regionali che hanno gestito le pratiche contestate (in particolare relativamente alla vicenda Esselunga) ancora non sono stati sentiti.

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