Liguria. Tre province liguri su quattro sono ad alto rischio di sovraffollamento turistico. L’unica a “salvarsi” è quella di Genova, che nonostante il flusso continuo diretto soprattutto nel Golfo Paradiso e nel Tigullio è in grado di far fronte all’impatto che il turismo di massa ha sulla qualità della vita locale e sulla sostenibilità.
I dati emergono da uno studio firmato Demoskopika per Ansa, che si è concentrato appunto sul fenomeno dell’overtourism. In un’epoca in cui molto si dibatte della decisione di istituire il numero chiuso a Venezia e della proposta di farlo anche nelle fragili e assediate Cinque Terre, la Liguria non rientra nelle regioni che contano su località turistiche a rischio “molto alto”, ma ha comunque le province di Imperia, Savona e La Spezia a rischio alto di sovraffollamento.
A Imperia, Savona e La Spezia il turismo esercita “una significativa pressione sulle risorse locali”
Lo studio è stato elaborato sulla base di cinque indicatori: densità turistica, densità ricettiva, intensità turistica, utilizzazione lorda e quota di rifiuti urbani attribuibili al settore turistico. A livello nazionale le destinazioni provinciali che soffrono maggiormente il fenomeno dell’overtourism sono Rimini, Venezia, Bolzano, Livorno, Trento, Verona e Napoli, classificate a rischio “molto alto”. Roma e Firenze rientrano nella categoria a rischio alto, e con loro anche, come detto, Imperia, Savona e La Spezia. Province in cui è presente “una significativa pressione sulle risorse locali, con evidenti problemi di gestione dei flussi turistici”.
Caso emblematico sono, senza molte sorprese, le Cinque Terre. Nel 2022 sono stati circa 3 milioni i turisti che le hanno visitate, borghi di pescatori abitati da poche centinaia di abitanti che, tra la primavera e l’estate, vengono letteralmente presi d’assalto. Con inevitabili ricadute sulla qualità della vita di chi le abita tutto l’anno. Se è vero infatti che il turismo è una risorsa preziosissima, per le Cinque Terra come per il resto della Liguria, è altrettanto vero che la mole di turisti ha un impatto significativo sul territorio. Le strutture ricettive scarseggiano, e molti residenti hanno deciso di trasformare gli appartamenti in alloggi turistici, contribuendo al depopolamento. Le Cinque Terre inoltre rientrano nell’area protetta del Parco Nazionale delle Cinque Terre, appunto, che paga inevitabilmente il prezzo di migliaia di persone che percorrono i sentieri stretti e a picco sul mare.
A Genova 5,25 turisti per ogni residente, a Savona 19,34
Tornando al quadro regionale, e analizzando l’intensità turistica, risulta che nel territorio della provincia di Genova ci sono 5,25 turisti per ogni residente contro i 12,87 della Spezia, i 19,34 di Savona e i 15,21 di Imperia. La comparazione tra la presenza dei turisti e le dimensioni del territorio evidenzia invece che nella provincia di Genova ci sono in media 2.341 turisti per chilometro quadrato, a La Spezia 3.205, a Savona 3.347 e a Imperia 2.750.
Sul fronte della densità ricettiva (la percentuale di posti letto per chilometro quadrato) a Genova risultano 21,5 posti letto per chilometro quadrato, a Imperia sono 25,7, a Savona il 37,2, a La Spezia 31,3. E quanti sono occupati in media? A Genova poco meno del 30% (29,89%), a Savona il 24.65%, a Imperia il 29,27%, alla Spezia il 28.09%.
In tutte le provincia della Liguria, insomma, meno del 30% dei posti letto è occupato, il che lascia intuire che una buona fetta di visitatori del nostro territorio sono “mordi e fuggi”.
L’impatto del turismo sulla produzione dei rifiuti
C’è poi il versante del contributo del settore turistico alla produzione di rifiuti urbani. Demoskopika ha analizzato il contributo del settore turistico alla produzione di rifiuti urbani, evidenziando quanto i rifiuti prodotti pro capite risentano del movimento turistico.
L’indicatore è ottenuto dalla differenza tra la produzione pro capite di rifiuti urbani calcolata con la popolazione residente, e la produzione pro capite di rifiuti urbani calcolata, invece, con la “popolazione equivalente”, ottenuta aggiungendo ai residenti le presenze turistiche registrate nell’anno. Nella provincia di Genova sono 7.3 i chilogrammi di rifiuti che ogni residente produce “in più”, all’anno, in conseguenza delle presenze turistiche. Molto più alto il dato savonese: 29,9 kg. In quella di Imperia 23 kg, in quella della Spezia 17,6 kg. Quella del capoluogo ligure è dunque la provincia che risente meno dell’impatto turistico sul fronte della produzione di rifiuti
“L’overtourism – ha detto Raffaele Rio, presidente di Demoskopika – non solo minaccia la sostenibilità delle nostre destinazioni più amate ma rischia anche di compromettere la qualità dell’esperienza per i visitatori e la qualità della vita per i residenti. Il sovraffollamento turistico è un campanello d’allarme che ci chiama ad agire, promuovendo un turismo più responsabile e sostenibile. È fondamentale – precisa Rio – implementare politiche di gestione del turismo che includano limitazioni temporali e numeriche per l’accesso ai luoghi più a rischio, insieme a strategie per promuovere destinazioni alternative meno note ma altrettanto ricche di cultura e bellezza oltre a incentivare il turismo fuori stagione promuovendo i luoghi anche in periodi meno affollati”.
Della questione overtourism aveva parlato a Genova24 anche Piero Boccardo, storico dell’arte, ex direttore dei musei di Strada Nuova, tra i primi artefici dei Rolli Days: “Dovremmo riuscire a trovare il giusto mezzo tra le esigenze economico-commerciali, il funzionamento di alberghi ed esercizi pubblici e le esigenze della città intesa come complesso di vita che c’è all’interno. Non si può pensare solo in termini turistici”, aveva detto alla chiusura dell’edizione autunnale (da record) dei Rolli Days. Aggiungendo poi che “le navi da crociera sono sempre più grosse, in certi giorni estivi è quasi difficile circolare in via Garibaldi da quante persone si riversano lì scendendo dalle navi. Roma è grande e la gente si sparpaglia, Genova è piccola, non ha un centro storico enorme e la bellezza è concentrata”.