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Politiche 2022, l’appello di Orlando in piazza con il Pd: “In gioco con il voto la libertà e la giustizia”

In largo XII Ottobre il Pd e la coalizione per la chiusura della campagna elettorale. Per il dopo voto: "Dialogo possibile con tutte le forze che non si riconoscono nel campo della destra"

Generico settembre 2022

Genova. “Con il voto di domenica ci sono due elementi fondamentali, la cifra di libertà e di giustizia”. Così Andrea Orlando, ministro del Lavoro uscente e candidato capolista del Pd al proporzionale in Liguria, da largo XII Ottobre, la piazza scelta dal Pd con gli alleati (ma anche dal centrodestra) per chiudere la campagna elettorale in vista del voto del 25 settembre.

“Per quanto riguarda la cifra di libertà – continua Orlando – è abbastanza intuitivo perché penso che la difficoltà a prendere le distanze da paesi che hanno fatto dei passi indietro sul fronte dei diritti individuali e delle donne da parte della destra italiana sia sintomatico, per quanto riguarda la giustizia sociale credo che si debba insistere ancora in queste ore di campagna elettorale, noi vogliamo che la crisi che ci sarà, che le difficoltà che ci saranno, non siano pagate dai settori più deboli della popolazione, dai giovani, dai lavoratori, dai pensionati e crediamo di poterlo dire anche alla luce delle battaglie che abbiamo condotto nel corso di questi mesi affinché le misure di equità fossero più forti possibili affinché la protezione del lavoro che rivendichiamo si affermasse”.

Davanti alla statua dedicata a Guido Rossa tante bandiere del Pd poi, oltre a Orlando, tra gli altri, la segretaria regionale, Valentina Ghio anche lei candidata Pd alla Camera; Mauro Gradi, candidato +Europa alla Camera; Simona Simonetti candidata Avs alla Camera e l’eurodeputato Brando Benifei. Sono intervenuti anche i candidati nei collegi uninominali alla Camera Katia Piccardo e Luca Pastorino; il candidato Pd alla Camera Alberto Pandolfo e i candidati Pd al Senato Lorenzo Basso, Cristina Lodi e Giancarlo Furfaro.

I sondaggi, gli ultimi pubblicati prima del silenzio ma anche quelli in mano solo alle segreterie dei partiti, non sono rosei per il centrosinistra e per il Pd ma questo non impedisce ai candidati in corsa di concentrarsi sugli ultimi giorni di campagna e anche su quello che accadrà da lunedì.

A chi chiede a Orlando come mai sia stata insanabile la rottura con quel M5s che oggi, forse, avrebbe consentito di giocare ad armi pari con il centrodestra, il ministro risponde così: “Quello che ci ha allontanato non è stata la sensibilità alle questioni sociali, siamo stati protagonisti di alcune riforme come quelle degli ammortizzatori sociali che oggi sono estesi anche a imprese con meno di cinque dipendenti e a lavoratori precari e discontinui, quello che ci ha diviso è stato la decisione di far cadere il governo nel momento in cui l’Italia era più esposta ai venti internazionali e stavamo maturando le condizioni per affermare una agenda sociale ancora più avanzata di quella che avevamo messo a punto”.

“Non è un dissenso programmatico – aggiunge Andrea Orlando – è un dissenso politico, può diventare programmatico se si continua a usare il tema del reddito di cittadinanza che anche noi abbiamo difeso come un’unica ricetta, senza anche politiche di riscatto, del lavoro, scuola e revisione dei meccanismi del mercato del lavoro i sussidi da soli rischiano di diventare un elemento che consolida situazioni di difficoltà”.

Le porte non sono chiuse quindi? “Le porte sono state chiuse dal M5s – sottolinea Orlando – nel momento in cui avevamo sottolineato che sarebbe stato opportuno aspettare qualche settimana per capire come sarebbe finito il dialogo con le forze sociali anche senza fiducia in Draghi o nel Pd, si sarebbe dovuto avere fiducia nei rappresentanti dei lavoratori che avevano conquistato quel tavolo”.

Come riparte il Pd dal 26 settembre? “Non come riparte, come continua – come rende ancora più credibile l’agenda sociale e il tema fondamentale della lotta alle diseguaglianze e non perché questo deriva da una riflessione interna al partito ma perché è ciò con cui purtroppo faremo i conti nei prossimi mesi, anche se la guerra finisse al più presto, gli shock e gli squilibri all’interno delle società aumenteranno, questo è il tema cruciale, con strumenti interni e con strumenti europei, non è un caso che la destra si opponga a una tassazione minima per i profitti delle multinazionali”.

Il Pd in particolare e il centrosinistra in generale con quali forze potrà riprendere un dialogo? “Con tutte le forze che non si sono riconosciute nel campo della destra sull’asse programmatico dedicato al contrasto delle disuguaglianze sociale, tutte le forze sono oggetto di un dialogo – conclude l’esponente dem – ma questo dialogo è un dopo-partita recriminatorio se vincerà il centrodestra, è un dialogo proficuo se il Pd vince nei collegi fermando la destra”.

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