Peste suina, Toti: "Se si diffondesse danni incommensurabili rispetto a una mancata passeggiata nei boschi" - Genova 24
L'emergenza

Peste suina, Toti: “Se si diffondesse danni incommensurabili rispetto a una mancata passeggiata nei boschi”

Rispetto ai ristori: "Ho chiesto di convocare già lunedì un incontro con Comuni, Federperchi e aziende interessate da quarantena!

Giovanni Toti

Genova. “Certamente ci saranno dei danni, ho parlato con il vicepresidente e assessore all’agricoltura Alessandro Piana e ho chiesto nelle prime ore della prossima settimana di convocare una riunione per parlare con Federparchi, con i sindaci dei Comuni interessati, con le attività economiche delle zone di quarantena per capire quali possano essere i ristori e cosa chiedere al Governo con cui ho interloquito in queste ore”.

Lo ha detto il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti a margine di un tavolo in autorità portuale a proposito dell’ordinanza per contrastare la peste suina appena emanata dal ministero della Salute e che vieta ogni attività outdoor per 6 mesi nella gran parte del genovesato. La lettera all’indirizzo del premier Draghi e del governo è già stata inviata.

Occorre essere molto prudenti perché la peste suina non è cosa con cui scherzare – ha aggiunto Toti – L’economia legata alla lavorazione delle carni suine in Italia valgono tra i 6 e i 9 miliardi di euro e il blocco delle esportazioni e un’epidemia che si diffondesse senza la dovuta circoscrizione causerebbe danni assolutamente incommensurabili rispetto a quelli che può provocare una mancata passeggiata nei boschi in queste ore”.

Un problema che tuttavia tocca solo marginalmente la nostra regione: “La Liguria non ha direttamente un importante mercato della carne suina – ha chiarito il governatore – quindi per fortuna riteniamo che i danni economici siano limitati”.

“È fondamentale – aggiunge il vicepresidente e assessore alla Caccia Piana – sensibilizzare i Comuni dell’area interessata per garantire una corretta informazione alla popolazione. La stima è che nell’area ligure prevista dall’ordinanza, in cui ricadono 36 Comuni, ci sia una comunità di almeno 15-20mila cinghiali. Fortunatamente la Peste suina non è in alcun modo pericolosa per l’uomo o per altre specie animali ma l’uomo può essere inconsapevolmente il vettore principale di diffusione del virus attraverso scarponi o vestiti che sono il primo veicolo di contagio. Per questo che in caso di contatto accertato dalle autorità preposte sono messe in atto accurate misure di disinfezione e sanificazione”. Regione Liguria sta già studiando una serie di possibili interventi da attuare nelle prossime settimane: “La perimetrazione attuale della zona rossa – aggiunge Piana – è di natura precauzionale: non appena possibile avvieremo un attento monitoraggio delle zone interessate, partendo dal perimetro esterno e procedendo verso l’interno, coinvolgendo le forze dell’ordine, la protezione civile e anche i cacciatori per valutare, se non verranno trovate carcasse di cinghiali infette, una riduzione dell’area oggetto dei divieti e successivamente procedere con gli abbattimenti selettivi”.

“È indispensabile che sia attivato quanto prima un meccanismo di ristori per tutte le attività ricettive che hanno sede nell’area interdetta – afferma l’assessore al Turismo Gianni Berrino – e che soprattutto in questo periodo, con l’allungarsi delle giornate e andando incontro alla primavera, vivono dei turisti che praticano attività outdoor come l’escursionismo o la mountain bike. Dobbiamo evitare in ogni modo che questo provvedimento determini danni irreparabili per i paesi del nostro entroterra, in una regione che, grazie al clima e ad un ambiente stretto tra le montagne e il mare, è caratterizzata da un turismo attrattivo tutto l’anno grazie proprio a questo genere di attività all’aria aperta”.

“L’entroterra non è solo una risorsa da difendere – sottolinea l’assessore regionale allo Sviluppo economico Andrea Benveduti – ma anche un’opportunità di sviluppo sostenibile per la nostra regione. Il lockdown di sei mesi nei boschi, per limitare il diffondersi del virus suino, impatterà inevitabilmente sulla nostra economia, causando un contraccolpo finanziario pesante. Per questo è fondamentale che il governo intervenga tempestivamente per ristorare adeguatamente le attività coinvolte da tali disposizioni, già duramente colpite dagli effetti devastanti dell’emergenza pandemica. Sarebbe inammissibile – conclude – compensare un’ordinanza del genere con le scarse risorse viste in passato”.

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