No al lockdown dei boschi liguri, sui social prende le mosse una "mailbombing" indirizzata a Toti e Bucci - Genova 24
Peste suina

No al lockdown dei boschi liguri, sui social prende le mosse una “mailbombing” indirizzata a Toti e Bucci

"Che non si pensi che questa volta staremo chiuse e chiusi in casa ad aspettare la fine dell’ordinanza"

cinghiale mamma con i cuccioli

Genova. Proprio in queste ore, sta diventando virale sui social una lettera, condivisa da tutti coloro che sono contrari al lockdown dei boschi liguri, con l’invito a indirizzarla al presidente della Liguria, Giovanni Toti, al sindaco di Genova, Marco Bucci, e ai ministri della Salute, Roberto Speranza, e delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli.

“Come Cittadina/o ligure/italiana/o, voglio esprimere tutta la mia indignazione per le decisioni prese e calate dall’alto in materia di contenimento della peste suina che impongono di fatto un lockdown dei boschi dell’entroterra ligure” questo l’incipit della lettera.

E continua: “Limitare il lavoro e il tempo libero di tutti cittadini italiani (poiché i nostri boschi rappresentano un territorio non frequentato solo dai liguri) e mettere in pericolo l’economia di interi comuni allo scopo di difendere gli allevamenti intensivi è una misura inaccettabile, senza alcuna logica e totalmente fallimentare. Infatti, siamo al corrente che cinghiali potenzialmente infetti sono già dispersi su tutto il territorio regionale e oltre, proprio a causa della caccia in battuta o braccata, attualmente in corso, che è la prima causa di rapida diffusione della peste”.

Poi si legge ancora: “Sono norme che non garantiscono alcuna certezza se non quella di limitare il diritto al lavoro e al tempo libero di migliaia di persone. Se la preoccupazione è quella di tutelare gli allevamenti, i provvedimenti vanno presi nella direzione di messa in sicurezza degli stessi e non nella limitazione della fruizione degli spazi naturali dei boschi, spazio vitale per la salute e il lavoro di tutte e tutti, che le istituzioni hanno il dovere e la responsabilità di salvaguardare, a maggior ragione in questo momento storico”.

Poi la lettera si conclude con queste parole: “Non si capisce di che cosa dovremmo avere paura, considerato che siamo costrette e costretti, da anni, a coabitare in città con i cinghiali. Tutto questo a causa della totale assenza decennale di provvedimenti e azioni che favoriscano il rientro dei cinghiali nell’habitat naturale a vantaggio del loro e nostro equilibrio. Queste ordinanze inaccettabili nascono a supporto di stili di vita mortiferi voluti ormai solo da poteri economici sostenuti dai governi. Dopo due anni di fallimentare gestione pandemica, noi sappiamo bene quali sono gli stili di vita sani che vogliamo condurre. Che non si pensi che questa volta staremo chiuse e chiusi in casa ad aspettare la fine dell’ordinanza”.