Farmacia, veterinario, tabacchino e ospedali: ecco dove non servirà il green pass dal 1 febbraio - Genova 24
L'elenco

Farmacia, veterinario, tabacchino e ospedali: ecco dove non servirà il green pass dal 1 febbraio

Il Dpcm sarebbe pronto ma il Mise chiede un elenco più ampio che ricalchi i codici Ateco delle attività che restavano aperte in zona rossa

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Roma. Dal primo febbraio il green pass (almeno quello base) sarà necessario praticamente ovunque, dai negozi ai servizi pubblici ma il Governo, per non impedire ai non vaccinati e a chi non fa nemmeno il tampone di provvedere a bisogno e diritti essenziali, ha preparato un elenco di luoghi e situazioni dove si potrà accedere anche senza certificazione verde. L’elenco sarà ufficializzato attraverso un Dpcm, che sarebbe pronto anche se in queste ore si è consumato un nuovo scontro all’interno della maggioranza di governo.

L’elenco delle attività escluse dall’obbligo di pass base è stato anticipato ieri dal Corriere. Si tratterebbe di tre ambiti guidati dal criterio di urgenza: ci sarebbe quello alimentare (negozi e supermercati, ma anche edicole e tabacchi), quello sanitario (accesso agli ospedali e ad altre cure urgenti) e di sicurezza e giustizia. In questo ambito quindi non devono avere il green pass i testimoni dei processi né le vittime dei reati che si rechino in commissariati o caserme a far denuncia.

Il dentista? Solo per cure urgenti e non per esempio per fini estetici come lo sbancamento dei denti. Questo l’elenco a cui hanno lavorato i ministri Roberto Speranza e Renato Brunetta e che secondo il Corriere sarebbe definitivo. Sì al veterinario per i propri animali, alla farmacia e all’ambulatorio del medico di base, ma no ai centri estetici (dove il green pass pase servirà già dal 20 gennaio).

In queste ore tuttavia il ministero dello Sviluppo economico, guidato dal leghista Giorgetti, avrebbe spinto per chiedere l’esonero per una lista più ampia di attività: profumerie, fiorai, vestiti per neonati ecc… Un elenco che in pratica riprende in tutto l’elenco delle attività considerate essenziali durante il lockdown e che rimanevano aperte anche in zona rossa.

Secondo il Corriere, non ci sarebbe possibilità per estendere l’elenco già stilato senza snaturarne la spirito e vanificarne gli effetti, ma il dibattito non sembra ancora chiuso.

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