Via libera alle 'miniere urbane' con il recupero dei rifiuti tecnologici: obiettivo recuperare il 65% dei metalli rari - Genova 24
Tesoro

Via libera alle ‘miniere urbane’ con il recupero dei rifiuti tecnologici: obiettivo recuperare il 65% dei metalli rari

Approvato l'ordine del giorno in consiglio regionale presentato da Selenia Candia per la Lista Sansa

raee

Genova. “Finalmente anche in Liguria verranno create delle miniere urbane per recuperare in particolare i metalli (spesso rari) presenti nei rifiuti elettrici ed elettronici, avviando una vera economia circolare”. Così Selena Candia, consigliera regionale della Lista Sansa e prima firmataria – insieme ai colleghi di partito Ferruccio Sansa e Roberto Centi – dell’ordine del giorno discusso ieri in Consiglio regionale per dare vita alle “miniere urbane” sul territorio ligure.

“Abbiamo deciso di portare l’argomento in Commissione per verificare come sviluppare la filiera di recupero dei Raee (rifiuti di apparecchi elettrici ed elettronici) usando i fondi del PNRR – spiega Candia -. Grazie al nostro lavoro, e all’ordine del giorno presentato, il tema verrà preso in considerazione in modo serio, cercando i finanziamenti necessari per avviare una vera economia circolare”.

Le “miniere urbane” nascono in Giappone negli anni Ottanta e sono degli spazi funzionali nei quali vengono portati gli scarti quotidiani urbani, per poi immagazzinare, sotto forma di residui, materie prime come la plastica, il vetro, l’alluminio o i Raee, dai quali possono essere estratti metalli rari (come ad esempio boro, samario e cobalto). Le miniere urbane rappresentano un esempio virtuoso di economia circolare e di sostenibilità ambientale, riducendo il quantitativo di rifiuti prodotti (e quindi i relativi costi di smaltimento) e riutilizzando materie prime (diminuendo quindi la richiesta di nuove estrazioni).

“In Italia oggi vengono intercettati e avviati al recupero circa il 40% dei rifiuti elettrici ed elettronici che produciamo, una percentuale ben al di sotto del target europeo del 65% – sottolinea la consigliera regionale Candia -. La Liguria è vittima di un sistema che impone la continua apertura di nuove cave e miniere, magari in altri continenti, lavorazioni in Cina e spedizioni in Europa dei prodotti finiti. Dobbiamo contrastare questo circolo vizioso. C’è molta strada da fare, e la Liguria deve cominciare a fare la sua parte”.