Differenze

Un liceo in Valpolcevera, la proposta per dare pari opportunità agli studenti “oltre il ponte”

Il progetto sarà presentato il 30 novembre da Genova Che Osa nell'ambito dell'incontro Priorità alla scuola: "Dirottare all'istruzione alcuni degli investimenti del capitolo di spesa ordine e sicurezza"

Generico novembre 2021

Genova. La Valpolcevera ha un bacino d’utenza di circa 60mila abitanti (tre volte la città di Chiavari). Numero di licei: zero. Nell’area che va da Manin alla Foce, di licei, ne esistono almeno quattro, per tutti i gusti e tutte le esigenze. Basterebbe questo per far capire come a volte vivere in periferia o in un quartiere del centro città faccia la differenza in termini di opportunità sociali.

Se ne sono resi conto, da un po’ di tempo, i ragazzi di Genova Che Osa che martedì 30 novembre, alle 18, al teatro della Tosse, nell’ambito dell’incontro Priorità alla Scuola, presenteranno una proposta ben precisa: dare un liceo alla Valpolcevera.

“Dopo il crollo del ponte Morandi si era resa evidente la difficoltà che i ragazzi dei quartieri periferici possono avere nel raggiungere Sampierdarena e il centro cittadino – dice Stefano Gaggero, di Genova Che Osa – perché la vallata era stata praticamente separata dal resto di Genova, ma in realtà l’ostacolo logistico riguarda la quotidianità di questi giovani, anche oggi che il ponte è stato ricostruito, basti pensare alle navette che Amt deve mettere in atto per ovviare alle carenze del sistema dei trasporti”.

In passato, tra gli anni Settanta e Ottanta, lo scientifico Fermi aveva aperto una succursale a Teglia, dove oggi sopravvivono alcune classi del Gastaldi (un istituto tecnico). Quel liceo però non durò molto, anche a causa del progressivo spopolamento della vallata. “La storia della Valpolcevera la conosciamo – continua Gaggero – un tempo era un polo industriale, poi è stata via via desertificata, tuttavia è ancora un luogo dove vivono moltissimi giovani”.

Zona periferica della città con grandi vulnerabilità dal punto di vista territoriale e sociale, tra queste, una delle più gravi è l’elevatissimo tasso di dispersione scolastica. Eppure, sottolineano da Genova Che Osa, “di fronte a questa situazione, il Comune non ha mai pensato di stanziare più risorse per sostenere l’istruzione e le istituzioni scolastiche nelle zone periferiche della città, mentre gli investimenti in ordine pubblico e sicurezza sono sempre aumentati”.

Il problema non è solo del Comune, se si pensa che la Città Metropolitana, intenzionata a vendere parte del patrimonio immobiliare per fare cassa e investire proprio nell’acquisto si spazi per le scuole superiori avrebbe nel suo radar i quartieri di Sestri Ponente e del centro storico, ma non la Valpolcevera. Nelle ultime settimane, parlando di un tema come quello della riqualificazione della ex Mira Lanza dal territorio era arrivata proprio la richiesta di costruire, lì, una scuola. Ma quella proposta è caduta nel vuoto.

Genova Che Osa non proporrà uno specifico tipo di liceo (classico, linguistico, scientifico, sportivo) né uno spazio preciso dove realizzarlo – “eppure di spazi vuoti ce ne sono in abbondanza”, continua Gaggero – ma spiegherà come mai sia necessario dare ai ragazzi della Valpolcevera (Bolzaneto, Teglia, Pontedecimo, Rivarolo, Borzoli, le immediate alture e l’entroterra) le stesse opportunità di quelli di Castelletto, di Albaro o di Sampierdarena. “Sarebbe interessante sul fronte del riequilibrio social, semmai – continua Gaggero – che da quei quartieri ci si spostasse in periferia per studiare”.

Durante l’incontro del 30 novembre – al quale interverranno i sociologi Maddalena Bartolini e Agostino Petrillo – non si parlerà solo di questa proposta ma, in generale, della necessità da parte della pubblica amministrazione di investire maggiormente nel diritto all’istruzione. “Priorità alla scuola” significa innanzitutto che, se necessario, si dovrebbe tagliare il budget per il capitolo di spesa “ordine e sicurezza” e metterlo sulle scuole. “Nel concreto, la nostra proposta prevede di redistribuire i fondi comunali in modo da spostare, nel corso di tre anni, 20 milioni di euro al settore della pubblica istruzione”, spiegano da Genova Che Osa.